Quello zibaldone di storie, personaggi e l’amore per Modena
Due strenne con Beppe Zagaglia che in un libro corale ricorda tanti piccoli eroi. Omaggio in foto a S.Geminiano
Doppia fatica di Beppe Zagaglia per il fine anno. Il fotografo modenese si fa curatore di un libro in cui chiama a raccolta amici ed estimatori per indagare sui loro sentimenti proiettati verso l'altro.
“Una persona (o due) che non dimenticherò mai” è il titolo del libro (Fiorino, pp. 130, 12 euro) che evidenzia come sia diffusa e sentita la necessità di raccontare le proprie esperienze radicate nel cuore.
Alla base c'è quella disponibilità affettiva che rappresenta la qualità bella della vita interiore che non si può nascondere e che gli autori sono fieri di manifestare. Lo fa per primo Zagaglia che, dopo aver ricordato i professori di greco e di latino al liceo, Pavarotti, il dott. Urbini, arguto e grande intrattenitore, e Paolo Marenzi che «quando suonava faceva sognare», finisce col giocare in casa scegliendo il padre e lo zio Ugo. È ampio l'arco degli interessi toccati dagli autori nei loro interventi, facendo emergere personaggi di primo piano e anche quelli non molto famosi. E non mancano testi di spessore, perché scritti pure da giornalisti (Roberto Barbolini, Saverio Cioce, Daniele Soragni, Gian Stefano Spoto) e da romanzieri (Paola Giovetti, Mario Ventura).
Ben si staglia la figura di Giorgio Giusti: «Una faccia da attore francese fra Lino Ventura e Yves Montand, corporatura robusta e due occhi che non ti mollavano mai», responsabile, dal 1977, delle pagine di Modena del "Giornale" di Montanelli. Spesso inediti gli episodi sullo "scorbutico" Enzo Ferrari narrati dal ristoratore Claudio Camola. Curioso il ritratto di Nando, pugile dilettante e pilota dell'Aeronautica, salvatosi più volte da gravi incidenti, tracciato dal figlio notaio Rolando Ramacciotti.
Esemplare, nel racconto di Licia Beggi Miani, l'esistenza di Lea Miani dedita ai bambini della comunità che Don Zeno Saltini aveva fondato a Fossoli nel 1948. La comunicazione di un sentire autentico si avverte con Matteo Panini nel ricordare il padre Umberto.
Nelle immagini e nella scrittura del volume “San Geminiano. Leggende, storia, miracoli” (Artioli Editore, pp. 112), con testi anche di Emilio Bertoni e mons. Giuseppe Pistoni, una poesia di Luciano Zanasi e disegni di Alfonso Artioli, Zagaglia ritrova la sua vocazione di “scopritore” di ciò che costituisce genuina tradizione.
E questa volta nella dimensione sprituale, riscostruendo, con tenerezza, la storia del Santo patrono, senza rinunciare a documentare episodi pubblici e personali, con immagini che colgono nell'esperienza religiosa una concreta condizione di vita terrestre, quotidiana. Una contemplazione ammirativa, profondamente avvertita, per S. Geminiano, dalla nascita a Gavello, vicino a Cognento, fino alle celebrazioni, ogni anno, il 31 gennaio. Una presenza familiare. «Io sono qui - scrive Zagaglia - davanti alla statua del Santo, come davanti ad un amico».
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