La bellezza e il tempo sospeso Paladino ritorna a Modena
Alla Galleria Mazzoli l’esposizione dal titolo “72x103” che propone opere recenti del celebre artista campano, esponente di spicco della transavanguardia
MODENA. Dal formato delle opere a tecnica mista su cartone, cm 72x103, prende il titolo la mostra di Mimmo Paladino alla Galleria Mazzoli, in via Nazario Sauro 62 (catalogo con saggio di Flavio Arensi). Una denominazione ben meditata che esclude ogni possibilità di interpretazione univoca dei quadri dell'artista campano. Resta sempre viva la sospensione di significato, anche se non viene meno il carattere di rappresentazione concreta di realtà umana e delle cose. All'artista piace lavorare su frammenti di senso che non danno vita a forme chiuse, ma sottendono traiettorie, orditure di pensiero e di immaginazione proiettate verso altri orizzonti. La pittura si fa specchio di figure deformate, non solo nelle proporzioni, per diventare campo di tutte le possibili analisi, anche simboliche, di recuperi memoriali e di interrelazioni tra antico e presente. Si delinea un sistema di rapporti tra immagini di archeologia (teste, mani ed altri reperti), di letteratura (Quijote), di architetture, di natura (fiori), di firmamento (polvere di stelle, comete, aurora, orizzonte), di quotidianità (case, treno, nave), in una rete di interazioni, con una continua variazione di configurazioni di reciproca azione dinamica. Abile l'innesto di figure antropomorfe, anche nell'incalzante antitesi di segni e colori. E per la rappresentazione di un mondo tanto vario, con un'ampia ricchezza di temi, si allarga il ventaglio degli elementi generatori, delle tecniche perché l'immagine possa caratterizzarsi in una durata che vada oltre gli aspetti di evidenza immediata e di semplice definizione conoscitiva. Evidente la varietà di interessi di ricerca e la mobilità degli approdi, ma è sempre presente una intenzionalità progettuale perché la pittura possa trovare una rinnovata vicenda d'immagine nell'assunzione di un linguaggio essenziale, scandito in una costruzione del tutto personale.
Lo spazio dell'opera rimane qualcosa di indefinito, di astratto per costituire il luogo in cui l'artista proietta le sue icone dalle variazioni di segno, dall'alternanza di contenuti antichi e nuovi, dalla commistione di elementi astratti e figurativi. Il transavanguardista realizza una grammatica visiva libera di ogni condizionamento, ma non da un progetto capace di coniugare le differenti culture, rivendicando all'opera un impegno integrale di conoscenza di civiltà estinte e di fatti irrelati all'esperienza di tutti i giorni, quasi a voler indicare l'incombente e continuo processo di frammentazione culturale ed esistenziale del nostro tempo. Per questo l'artista sceglie e organizza l'infinità varietà di materiale per la ricostruzione di una bellezza in un tempo sospeso, con possibili itinerari che toccano luoghi inesplorati o noti che, in ogni caso, ci comunicano il presentimento della scoperta.
Una pittura, quindi, esperta e consapevole che si sviluppa anche all'interno di una vigile controllo mentale, nel gioco delle ambiguità e delle allusioni e nella convivenza di figure di natura diversa. Figure sottoposte al vaglio di un sistematico ricercatore di immagini selettive (il cacciatore, il cavaliere, il pellegrino), nate anche da incontri straordinari con maestri dell'arte (omaggio a Morandi), con Euclide per dire che tutto è necessario all'opera, che può essere governata da una gamma cromatica, ma pure da numeri e geometrie per farsi musicale, suggestiva, incantatoria, visione verso il sublime.
E' dal 1980 che l'artista campano espone i suoi lavori nella galleria di Emilio Mazzoli. Due anni fa la sua ultima mostra. Il suo telo ha coperto per circa due anni la Ghirlandina, durante i lavori di restauro.
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