Club Dogo: «Un nuovo sound di marca internazionale»
Guè Pequeno spiega l’essenza del lavoro che la band presenterà questa sera e l’evoluzione compiuta grazie a nuove collaborazioni a Los Angeles e Toronto
NONANTOLA. Per gli amanti del rap l'attesa è finita. Stasera, alle 22, al Vox Club l'imperdibile concerto dei Club Dogo. Tra il pubblico ci saranno anche quattro nostri lettori che sono riusciti a vincere i biglietti gratis messi in palio dalla Gazzetta di Modena. Peccato, perché, le mail arrivate sono state davvero tante. La rap band, formata da Guè Pequeno, Don Joe e Jake La Furia, torna allo storico club modenese per presentare il nuovo album “Non siamo più quelli di Mi Fist” che ha subito conquistato la vetta della classifica. Questo straordinario risultato si aggiunge al successo dei singoli che ne hanno anticipato la pubblicazione: “Weekend” e “Fragili” entrambi subito al primo posto della classifica digitale iTunes. “Non siamo più quelli di Mi Fist” non è solo il titolo del settimo album dei Club Dogo, che arriva a due anni dal precedente “Noi siamo il club” certificato disco di platino, ma anche un modo di dire nell’ambiente per sottolineare il cambiamento della band. Quattordici tracce in cui la cura del suono è dominante, un viaggio che ci porta in territori di piena affinità con il rock, dance, elettronica, il reggae. Questa l'intervista che ci ha rilasciata Guè Pequeno.
Siete tornati con un album dove i suoni sono stati curati da Don Joe.
«Rispetto ai dischi precedenti è stato fatto un passo avanti perché abbiamo mixato il cd tra Los Angeles e Toronto. Abbiamo lavorato con un professionista del suono di fama mondiale e, quindi, ne è uscito un sound che, senza falsa modestia, è di livello internazionale. Siamo soddisfatti di avere fatto questo tipo di lavoro».
“Non siamo più quelli di Mi Fist” è una risposta alle opinioni di una “frangia” dei vostri fans?
«È tutta ironia. Molti fanno questo tipo d'accusa. C'è sempre chi sostiene che erano meglio i primi dischi, poi si diventa “venduti”, “commerciali”, si perde lo smalto ed abbiamo subito tante volte questo tipo d'accusa. Per questo abbiamo voluto fare una provocazione intitolando così il nuovo disco».
Il rap è in continua crescita, ma un giorno troverà posto negli stadi?
«La popolarità è tanta. Vi sono stati episodi interessanti come il concerto rap all'Arena di Verona e cominciano ad esserci artisti di un certo peso che riempiono i palazzetti dello sport. Quindi, crediamo che un giorno si possano riempire gli stadi con la musica rap».
Come è nata la collaborazione con Arisa?
«Lei non è la classica cantante italiana. È una persona particolare che ha avuto il coraggio di uscire dai suoi schemi e fare una collaborazione diversa e il connubio è stato perfetto. Siamo contenti della collaborazione. Fare un singolo di questo tipo, un po' distante dalla musica italiana, alla fine ha prodotto risultati anche nelle vendite».
Come mai nel vostro lavoro non hanno collaborato altri rapper?
«È una cosa che abbiamo già fatto in passato, specialmente nei primi dischi. Abbiamo aperto le porte a tanti e questa volta abbiamo voluto dare una svolta al nostro modo di lavorare».
Da noi contate moltissimi fans. Il vostro rapporto con la nostra Provincia?
«Il Vox Club è un locale storico che ha ospitato tantissimi live. Io ci sono stato diverse volte anche come solista ed ho sempre trovato una bella stmosfera. E uno dei locali dove troviamo il piacere di suonare».
Nicola Calicchio
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