Finale rivive e risorge tra rocche e canali nelle antiche mappe
Maria Pia Balboni riporta alla luce disegni del ’600 e ’700 dove sono descritti conventi, depositi e fortilizi sul Panaro
È un vero atto d’amore verso il suo paese l’ultimo libro di Maria Pia Balboni che riporta alla luce gli antichi fasti di Finale Emilia, a partire dalle antiche mappe e dai documenti che ha studiato per anni nell’Archivio di Stato di Modena dove ha consultato le carte estensi.
L’autrice, già docente e ora in pensione, profonda conoscitrice del mondo ebraico locale, questa volta lascia per un’attimo la ricostruzione delle vicende della comunità unita dalla fede mosaica per concentrarsi sui palazzi fortificati, i ponti e i canali che costeggiavano quel Panaro che è stato per quattro secoli la vena giugualare dell’economia del Ducato e soprattutto della roccaforte e della comunità del Finale, il punto più estremo delle terre che si affacciavano sui possedimenti perduti. Sotto la casata d’Este, dopo la cacciata da Ferrara con il colpo di stato perpetrato dai papi e nel 1598, che privò la dinastia dell’ex capitale, il paese divenne una piccola capitale della Bassa. Finale conobbe un’espansione economica e commerciale senza precedenti, favorita da commerci, depositi per il grano e il sale, l’Arsenale dove venivano costruite e riparate le navi della flotta estense, che vigilava in armi sui confini.
La professoressa Balboni fa rivivere con poche didascalie e un’infinità d’immagini, di dettagli presi dalle mappe, i luoghi che ospitarono conventi, casermaggi, chiese, attività commerciali e depositi di mercanzie. Da Finale, avamposto fortificato verso il Po e l’Adriatico, solcato quotidianamente da barconi e vela e navigli da carico che risalivano la corrente trainati dai buoi, le merci arrivano sotto stretto controllo ducale (il cui fisco riscuoteva puntualmente i dazi) le merci che servivano ad alimentare l’economia dell’intero Stato.
“Sotto i ponti e per canali” (Baraldini Editore, 214 pagine, 30 euro) porta il lettore sui disegni fatti con la penna d’oca, tra i fasti di un paese che nel 1779 conquista il rango di città. Il sisma ha piagato ma non piegato la voglia di reagire dei suoi abitanti e bene lo spiega la Balboni: «Non ho iniziato con le immagini del terremoto - scrive nella prefazione - Sono state pubblicate a iosa; nel preparare questo album ho curanto, ma non guarito, le ferite le ferite procuratemi dal terremoto. Il mio Finale ho voluto descriverlo da com’era prima, per potermi tuffare nel suo passato con il cuore sgombro dalle emozioni del presente».
Al tempo stesso l’autrice porge l’ennesimo tributo a Berto Ferraresi, fondatore e anima del gruppo R 6J6, scomparso prematuramente nel 2011, che assieme ad altri amici e appassionati ha messo in luce le meraviglie di una terra ricca di storia e tradizioni. Oggi è lei stessa che ha dato vita a un’altra associazione, Alma Finalis, per valorizzare tesori a rischio. «Dopo il terremoto- dice - mi sono accorta che ero l’unica a conoscere collocazione e contesto di immagini che altrimenti sarebbero rimaste solo un cd. E così è nato il libro».
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