«Otello, endecasillabi siciliani per un protagonista assoluto»
Lo Cascio, autore, regista e interprete, racconta la genesi di questo atto unico A parlare del lavoro, con lui, Vincenzo Parrotta cui è affidato il ruolo di Iago
MODENA. Debutta stasera al Teatro Storchi “Otello”, liberamente tratto dalla tragedia di William Shakespeare, in un originale rifacimento di Luigi Lo Cascio, impegnato nel triplice ruolo di autore, regista e attore. Le date: stasera e venerdì alle 21; sabato alle 19.45; domenica alle 15.30. Un Otello rivisitato, ridotto a un atto unico e condensato nella presenza di soli quattro personaggi. Dell'originale rimangono Iago, Otello e Desdemona cui si aggiunge un soldato, uscito dalla fantasia di Lo Cascio, che si fa narratore, coscienza critica e coro. E se il regista palermitano riserva per sé i panni di Iago, sceglie per il ruolo di Otello il conterraneo Vincenzo Pirrotta, cui si aggiungono Valentina Cenni e Giovanni Calcagno a dar voce e corpo al testo, in endecasillabi siciliani, di questo spettacolo. Dietro alle quinte incontriamo Lo Cascio e Pirrotta.
Luigi, come nasce questo testo. Quali elementi voleva mettere in evidenza?
«Lo spettacolo non aveva dei propositi. Per me il compito era intrattenermi a lungo con questo testo e vedere cosa ne veniva fuori. Rileggendolo ho avuto delle sorprese, nel senso di tante cose che non ricordavo, che non immaginavo, che ho scoperto. Comunque ora una cosa chiara è che ridà un assoluto protagonismo a Otello, se ce ne fosse bisogno».
Ce n'è bisogno?
«Sì, ciò non toglie che questo è il testo di Shakespeare in cui è più forte il co-protagonismo tra due personaggi maschili. Ma dovendo fare una riduzione io mi sono interrogato su quale fosse l'essenza, e mi sembra che non sia il fatto che Iago è l'artefice di tutto. Anche senza Iago ci potrebbe essere ugualmente un personaggio come Otello che uccide per gelosia».
Perché cosa accade veramente in questo testo?
«Che un uomo che amava una donna in una maniera così assoluta, nel giro di poche battute passa dal considerarla la fonte di ogni possibile bellezza del creato alla discarica di ogni nefandezza e bruttura. In questo modo si mette il fuoco sulla relazione tra Otello e Desdemona, ma contemporaneamente restituiamo responsabilità a Otello del suo atto».
Vincenzo, chi è l'Otello che interpreta?
«È un personaggio tormentato, volevamo puntare il focus sull'inquietudine di questo personaggio. Credo sia uno dei personaggi tra i più difficili da interpretare che ho affrontato, forse il più difficile, perché nell'arco di un monologo, e addirittura da un verso all'altro, presenta innumerevoli cambi di stati d'animo. Perché non è Iago che lo fa bruciare, è lui che brucia».
Vincenzo, la particolarità è che non è un Otello nero, ma è fortemente connotato dalla lingua siciliana.
«Sì, perché uno dei temi dello spettacolo è il rapporto con lo straniero che Luigi e insieme alla compagnia abbiamo voluto sottolineare, nel senso che si vuole specificare che nella diversità, e nell'accettazione dell'uso della lingua diversa dell'altro, c'è una crescita della persona. Ma la gelosia di Otello si accende non in quanto fuoco mediterraneo ma in quanto uomo. Non c'è il meridione, se non come linguaggio, e c'è il rapporto tra un uomo e una donna».
Luigi la scelta degli endecasillabi ha un motivo preciso?
«No, direi che la scelta era solo di non usare la prosa ma scrivere in versi. D'altronde come si traduce il blank verse di Shakespeare in italiano? Con la prosa nasceva anche il problema di che italiano usare e di come restituire tutta la complessità del testo di Shakespeare. Poi l'uso del siciliano perché è una lingua originaria, che sembra provenire da lontano, ma allo stesso tempo è molto diretta e concreta, e in questo senso mi era più facile scriverlo in siciliano che non in italiano».
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