Una sera a teatro con Tranquillo e il grande basket
FIORANO. Un milione di copie vendute e terza edizione per “Altro tiro, altro giro, altro regalo”, il libro di Flavio Tranquillo, voce storica di Sky Sport per l’Nba e totem vivente per tutti gli...
FIORANO. Un milione di copie vendute e terza edizione per “Altro tiro, altro giro, altro regalo”, il libro di Flavio Tranquillo, voce storica di Sky Sport per l’Nba e totem vivente per tutti gli appassionati della palla a spicchi, che verrà presentato lunedì alle 20.45 al Teatro Astoria di Fiorano. L’evento organizzato da “Concretamente Sassuolo” è ad ingresso gratuito e il bookshop sarà a cura della Libreria Incontri di Sassuolo. Edito da Baldini&Castoldi, il libro racconta in 240 pagine la storia di una passione che non si limita all’agonismo sportivo, ma che si trasforma in manuale per la vita di tutti i giorni. Diviso in quattro capitoli, come i quattro quarti in cui è divisa una partita di basket, “Altro tiro, altro giro, altro regalo” è frutto di una richiesta precisa che l’editore ha fatto a Tranquillo, affinché mettesse nero su bianco, la sua smisurata conoscenza del Gioco (rigorosamente con la G maiuscola) e narrasse le gesta di giocatori, coach, arbitri, di partite memorabili la cui sirena finale risuona ancora nelle orecchie, per tramandarle anche a chi non capisce nulla di pallacanestro. «E dai numeri, sembra che un po’ di interesse l’abbiamo suscitato», chiosa il telecronista. Grande amante delle regole (Tranquillo è stato anche arbitro di basket) e della legalità, Flavio ha accettato con grandissimo piacere l’invito a presentare il libro in provincia «perché c’è una gran voglia di parlare di sport e farlo in maniera nuova può servire a migliorare il movimento, a rispettare di più il Gioco e a cambiare la mentalità tutta italiana di sentirsi addosso una maglia».
Modena è la città del Volley per antonomasia. Come mai secondo lei qui il basket non ha un appeal così forte?
«Presumo perché la presenza della pallavolo e dell’onnipresente calcio, lascino poco spazio al basket. In ambito generale è un discorso di gestione delle risorse nel nostro Paese. Ci sono sport privilegiati e altri che devono arrangiarsi».
Eppure a poco più di 30 km c’è Bologna che è considerata la Basket City d’Italia.
«Non credo che ci sia un Dna che permetta che il basket attecchisca a Bologna, Fabriano o Reggio Calabria mentre non lo permetta a Modena. Per me resta un discorso di distribuzione delle risorse. Poi ovviamente a Bologna hanno visto passare sul parquet personaggi come Calebotta, Wilkins e Danilovic mentre a Modena no. Se Modena avesse visto Danilovic, le cose sarebbero andate decisamente in modo diverso».
Chi vincerà l’anello ?
«Non ne ho la più pallida idea. Ma se si giocassero ora le finali, vincerebbe Golden State a mani basse, credo però che non vincerà Golden State, ma la squadra dell’Ovest che si troverà nella migliore condizione sia fisica che mentale a fine maggio».
Belinelli, Gallinari, Bargnani, Datome sono i giocatori italiani in Nba. Belinelli ha vinto il titolo a maggio, quanto bene hanno fatto al movimento italiano?
«Le loro carriere, l’essere giunti a giocare nel campionato americano, servono da traino, è naturale. Ogni tanto, con disappunto, noto che si spera che i giocatori vadano male per dire: “Ecco vedi? Non ce l’hanno fatta”. Belinelli aveva una storia importante anche prima del titolo. Penso che sia importante che i ragazzini possano provare tutti gli sport, prima di decidere quale praticare. Qui in Italia la scelta non è una scelta, è un’imposizione e riguarda uno sport a senso unico: il calcio».
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