Dal Duomo restaurato al Po
Al Centro Muratori opere di Piero Pelloni, Carretti e Mauro
MODENA. L'amore per il Duomo ha portato Piero Pelloni a seguirne i restauri di cui si nutrono i suoi dipinti esposti al Centro Studi Muratori che ospita anche l'opera di Marco Carretti e Giuseppe Fulvio Mauro. La Porta della Pescheria, gli archi, le pietre, le impalcature assumono nelle opere di Piero Pelloni (figlio del famoso “chiarista” Tino) spessori quasi grumosi più rispondenti ad una esigenza di intervento, di recupero di un monumento storico Patrimonio Unesco dell'Umanità. La materia rinserra la vita e la tensione di una rinnovata esistenza, ma pur sempre legata al passato. L'adozione di una diversa tavolozza consente all'artista una figurazione pulsante di espressività che vibra nella luce e qualifica la sostanza di parti della cattedrale che i restauratori hanno condotto allo splendore originario. La stessa accorta operatività sostiene le composizioni di frutta, lo scaffale e le montagne di Fanano. Cambia registro Marco Carretti con un'astrazione di purezza geometria che pure rievoca aspetti del firmamento. Ecco allora geometrie con luna dorata, elementi che risiedono intorno alla luna, sguardi “al cielo dove galoppano le nuvole”. Affiora una astrazione fatta di giochi di linee, figure geometriche con andamenti anche sinusoidali in una rete di interazioni dinamiche, dando origine a movimenti ritmici, ad una danza cosmica che si sviluppa in una polifonia cromatica stabilita, all'interno del foglio a tempera acrilica, da composizioni anche di linearismo rigoroso. Una sequenza, quindi, di strutture che diventano puro limite di colori, luci e toni, architetture variabili che assicurano al quadro decoro e misura. È tale la perfezione dei particolari che l'opera di Fulvio Mauro acquista la dimensione dell'immagine fotografica in bianco e nero. Affidati al carboncino oggetti, il vasetto in vetro di fiori, i capanni, l'acqua alta del Po che minaccia le case adiacenti, il paesaggio lungo il grande fiume, anche con la neve, racchiudono semplicità e concretezza di cose e di luoghi. In acrilico sono i dintorni di Gonzaga sotto la neve e quelli di Borgoforte che sembrano penetrati da una calda atmosfera. Lo stesso accade per le quattro stagioni. All'artista basta solo una biro per costruire selettivamente una vite, un melograno o per dare definizione al vecchio che legge un libro, o alla bimba che percorre da sola, con pupazzetto in mano, il sentiero, come Cappuccetto Rosso.
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