Gazzetta di Modena

“Lus”, parole e musica per una maga

di Chiara Bazzani
“Lus”, parole e musica per una maga

La Montanari in un poemetto di Nevio Spadoni su una veggente romagnola

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MODENA. Parte stasera, in prima assoluta, al Teatro delle Passioni, il concerto-spettacolo “Lus” (Luce) di Ermanna Montanari (Teatro delle Albe), Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato. Repliche: 20, 21, 23 gennaio ore 21; 17, 24 gennaio 19.45; 18, 25 gennaio ore 17; nuova produzione con Ert Fondazione che mette in scena un poemetto in dialetto romagnolo del poeta ravennate Nevio Spadoni incentrato sulla figura di Bêlda, maga e veggente. La voce di Ermanna Montanari dialogherà con i live electornics di Ceccarelli, con cui ha realizzato pagine indimenticabili di teatro in musica e con il contrabbasso di Daniele Roccato. Diretto da Marco Martinelli, Lus è un concerto che racconta, senza raccontare, la magia incantatoria dei suoni, nelle “facce”, malate e istupidite, disegnate ad acquerello da Margherita Manzelli.

Ermanna, chi è Bêlda?

«Una veggente, una strega così identificata tra 800 e 900. Una figura realmente vissuta nelle campagne romagnole, tenuta ai margini della società perché curava con la medicina non istituzionale. Durante il giorno le persone la evitavano, ma di notte si rivolgevano a lei per curare quei mali che la medicina non riusciva a curare. Una figura attraversata dal male del mondo, come lo siamo tutti. A un certo punto c'è all'interno di questo concerto proprio una elencazione di tutti i mali che Bêlda dice di avere guarito, in realtà si tratta di un male cosmico, un male delle creature, la parte nera che ognuno di noi si porta dietro e in qualche modo cerca di addomesticarsi per tramutarlo in qualcosa di buono».

Perché a un certo punto pratica un maleficio?

«Nei confronti del prete del villaggio e lo fa morire attraverso il maleficio dell'orma tagliata, ancora praticato in alcuni villaggi. Il maleficio che si fa trasponendo la figura umana su un animale, raccogliendo le orme della figura umana; Bêlda lo fa servendosi di un rospo, piantando degli spini di un albero, mettendo poi il rospo sotto una pietra. Chiaro che viene tutto poeticamente trasfigurato».

Cosa non perdona Bêlda?

«L'ipocrisia, il chiacchiericcio, questo pus delle dicerie dei piccoli villaggi di una società in qualche modo chiusa e maldicente, dove, in questo caso il prete diventa colui che fa disseppellire sua madre dal cimitero consacrato perchéscopre che era stata una prostituta».

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