Una bibliografia per avvicinarsi alla comprensione di un’epoca
MODENA. Lo spettacolo che sarà presentato come esito finale del progetto “Carissimi Padri” debutterà al Teatro Storchi a dicembre. Ancora non ha un titolo. «C'è una sorta di continuità rispetto al...
MODENA. Lo spettacolo che sarà presentato come esito finale del progetto “Carissimi Padri” debutterà al Teatro Storchi a dicembre. Ancora non ha un titolo. «C'è una sorta di continuità rispetto al progetto precedente del “Ratto d'Europa” - spiega Claudio Longhi - non soltanto dal punto di vista strutturale, ma c'è una continuità anche tematica, per certi aspetti, perché è sempre di un'idea di Europa che si parla. Per un intellettuale, ma anche per un borghese di quegli anni è una cosa abbastanza normale viaggiare all'interno dell'Europa. Ci si sposta, c'è una sorta di cultura diffusa del viaggio e della relazione, e non interessa semplicemente l'Europa ma c'è una rete di rapporti mondiali di cui l'Europa è il centro. Con il 1914 è come se si suicidasse una certa idea di Europa. La nostra scelta è stata di avere come oggetto la guerra ma di non occuparsi della guerra, perché quel genere di esperienza, della guerra in trincea, ha un'essenza non raccontabile. C'è un testo teatrale meraviglioso, da quel punto di vista di Hugo von Hoffmannstahl, “L'uomo difficile”, che parla per l'appunto si questo ammutolimento che la guerra produce». Tra i riferimenti letterari che si possono suggerire per il lettore curioso ce li ha suggeriti sempre Longhi: «un libro che ci ha aiutati nell'ideazione di questo progetto è “I sonnambuli” dello storico Christopher Clarke, che parla di quegli anni a ridosso del 1914, come anni di uno strano sonnambulismo di persone che operano senza accorgersi di quello che sta veramente accadendo. Altre letture che ci hanno orientato sono “1914” di Margaret MacMillian che ha un significativo sottotitolo nella versione italiana “Come la luce si spense sul mondo di ieri”. Poi ancora “Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo” di Stefan Zweig; “1914” di Luciano Canfora che cerca di interrogare le cause che portarono al conflitto. “1913” di Florian Illies, che racconta, come spiega il sottotitolo “L'anno prima della tempesta”, inseguendo le vicende di Kafka, Duchamp, Stravinsky, Freud e Rilke e tanti altri grandi protagonisti della cultura e delle arti del primo '900. “La bellezza e l'orrore” di Peter Englund (2012), una lettura recente della Grande Guerra. Oswald Spengler “Il tramonto dell'Occidente” e infine Karl Krauss, “Gli ultimi giorni dell'umanità”, l'unico che avesse la statura per raccontare l'indicibilità della guerra».
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