Gazzetta di Modena

“Lus”, il concerto stupefacente della Montanari

di Andrea Marcheselli
“Lus”, il concerto stupefacente della Montanari

Sorprendente prova dell’attrice del Teatro delle Albe nel poemetto di Spadoni sulla maga Belda

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Se si può essere certi di qualcosa, andando ad assistere ad uno spettacolo con Ermanna Montanari, è che lei ci stupirà. In un modo o nell'altro, l'attrice del Teatro delle Albe ogni volta riesce a sorprendere con le sue interpretazioni straordinarie, con la sua abilità metamorfica di reinventarsi figure, personaggi, più veri del vero.

Anche in “Lus”, fino al 25 gennaio al Teatro delle Passioni, la Montanari dà vita a Belda, maga e veggente in una campagna romagnola d'antan, facendone emergere i lati più oscuri, profondi, trasfigurata dall'inconcludente ricerca di una “luce” che le permetta di vincere il buio del male.

Protagonista di un poemetto dialettale di Nevio Spadoni, Belda è probabilmente davvero esistita, ai margini di un villaggio ove tutti la emarginavano per poi ricorrere, nottetempo e di nascosto, alle sue stregonerie: carica di livore per tutta questa ipocrisia, non riesce neppure a perdonare l'offesa ricevuta dalla madre ormai morta, tanto da arrivare ad evocare/provocare la morte del parroco che l'aveva voluta umiliare.

Con la regia di Marco Martinelli “Lus” è divenuto una specie di concerto nel quale si fondono la voce della Montanari e le note del contrabbasso di Daniele Roccato, col supporto straordinario delle sonorità elettroniche di Luigi Ceccarelli: l'incanto di un suono che si fa ordito musicale in perfetta sintonia con il terremoto interiore provato dalla protagonista. Lo spettacolo diviene un'accusa sferzante contro la doppiezza, il farisaismo della nostra civiltà, ma è prima di tutto una grandissima prova d'attrice sostenuta da due grandi musicisti.

Sensazionale è l'elenco dei mali che Belda dice di aver guarito, sia riguardanti il fisico che lo spirito, una sorta di enciclopedia delle negatività che da vera maga fa confluire in una specie di magma malefico che riesce a trasformare in qualcosa di positivo. Tutto ciò, però, solo per gli altri, giacché per lei la “lus” sembra irraggiungibile.

La luce, allo spettatore, giunge invece grazie a questo trio di artisti che sul palco sono sorretti, oltre che dalla regia di Marco Martinelli, dalle matite e dai colori di Margherita Manzelli, Alessandro e Francesco Tedde.

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