Solinas: «Linguaggio diverso e stimolante»
Il direttore del Dipartimento di Economia spiega la collaborazione con Ert e introduce il primo appuntamento di venerdì
MODENA. Sono gli anni che hanno preceduto l'inizio della Prima Guerra Mondiale che saranno indagati in tutte le loro sfumature dal progetto teatrale “Carissimi Padri... Almanacchi della Grande Pace (1900 - 1915)”, ideato e coordinato da Claudio Longhi e promosso da Ert Fondazione e che verrà presentato ufficialmente proprio questa mattina.
Tra le tante collaborazioni con istituzioni, enti, associazioni, realtà cittadine l'iniziativa si estende anche al Dipartimento di Economia dell'Università di Modena e Reggio Emilia Marco Biagi, per indagare con la lente storica ed economica l'Europa produttiva e finanziaria all'inizio del '900.
A questo tema sarà dedicato l'Atelier “Spendi! (Vendi!) e Spandi!: l'età d'oro della sicurezza” cui daranno vita gli attori del Gruppo di Lavoro che segue il progetto, il 23 gennaio, presso il Dipartimento di Economia Marco Biagi a Modena (viale Berengario 51), primo di una serie di appuntamenti su questi temi. In merito a questa collaborazione abbiamo intervistato il professor Giovanni Solinas, direttore del Dipartimento di Economia, e alcuni docenti che prenderanno parte al progetto.
Professor Solinas, da dove nasce il progetto della vostra collaborazione?
«Nasce da due sensibilità diverse, una di Economia e l'altra di Ert Fondazione che ha una grande attenzione nel suggerire e proporre al territorio il suo ruolo istituzionale di promozione culturale. Da parte nostra stiamo sperimentando qualcosa che ci sembra possa avere efficacia in termini di messaggio e valenza da un punto di vista didattico per i nostri studenti. Personalmente credo all'utilità di questo tipo di strumenti per la formazione dei nostri studenti e all'efficacia di un messaggio che non è trasmesso solo con le lezioni e lo studio individuale ma anche attraverso una rappresentazione teatrale».
In che modo parteciperete a “Carissimi padri”?
«Con l’impegno di un gruppo di docenti che sono molto sensibili al tema, tra cui il prof. Rinaldi, il prof. Giuntini, la prof.ssa Addabbo, un gruppo importante di colleghi che si occupa di temi legati al lavoro e di studi economici, insieme ai quali proviamo a studiare forme di discussione e proposte in diversi incontri, di cui il primo è il 23 gennaio. Oltre a questo trovando dei modi di mettere insieme le diverse forme di approccio al tema economico».
Addabbo: «La cosa bella è la collaborazione e lo scambio tra la parte teatrale e quella più storica ed economica che compete più la nostra specializzazione. Per noi è importante, anche come Dipartimento e come docenti, lavorare con una forma diversa che non è quella solita delle lezioni frontali, e ci offre la possibilità di essere anche più incisivi. L'altro nostro obiettivo, in questo processo, sarà quello di aprirci alla città. Per il momento stiamo costruendo gli argomenti specifici e le tematiche. Siamo ancora in un momento iniziale. La cosa certa saranno le lezioni spettacolo dove il pubblico sarà chiamato a intervenire e verrà coinvolto sul tema trattato dal docente contestualmente a un'azione prettamente teatrale».
Prof. Solinas, da un punto di vista tematico qual è l'ambito in cui vi muoverete?
«Il tema ruota attorno alla Grande Guerra e tutto ciò che la precede, ma non solo perché siamo a ricordare il centenario di quegli eventi, ma perché credo sia un momento per pensare, nel bene e nel male, cosa i paesi occidentali, ma non solo questi, sono diventati. È il periodo in cui si creano fondamenta, si aprono conflitti, di cui alcuni fortunatamente sono chiusi, altri sopiti, altri invece latenti; poi c'è il nazionalismo che trova forse la sua massima manifestazione nel secolo passato e il disastro che determina; ma anche nel bene rifletteremo sugli aspetti che ci hanno portati, ad esempio, alla creazione dell'Europa. Quello preso in esame è un periodo straordinario e lo sono per altri versi gli anni del dopoguerra, gli anni '30, ma lo sono, appunto, anche gli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale, perché sono quelli in cui si manifestano i segni di conflitti straordinariamente aspri, e i segni di un superamento di ciò che era e in qualche modo ha trovato un apice». (c.b.)
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