Gazzetta di Modena

Ert, un debutto sognando Passioni e teatro nazionale

Ert, un debutto sognando Passioni e teatro nazionale

Il direttore Valenti, illustrando il progetto, ha ricordato i due obiettivi dell’ente finalizzati alla creazione di un distretto culturale con polo centrale a Modena

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MODENA. S’intrecciano la vita e il futuro di Ert e il progetto “Carissimi padri” che proprio ieri sera ha visto il debutto al San Filippo Neri dopo il “battesimo” ufficiale, nella sede della Società del Sandrone, ieri mattina. S’intrecciano perché, come ha spiegato lo stesso direttore Pietro Valenti, «una cosa che serve oggi per sviluppare sempre di più progetti come quello del teatro partecipato è poter avere spazi adeguati, cioè le Passioni, ad un tempo forza motrice e conseguenza, della promozione di Ert a teatro nazionale». Punta molto Valenti su questo sviluppo, secondo lui indispensabile anche a fronte del lavoro intrapreso già alcuni anni fa con il “Ratto d’Europa” (sorta di incubatrice del progetto che vede ora la luce sul tema della grande guerra) e che ha permesso «di definire la territorialità sempre più estesa di Ert, con la partecipazione di comuni come quelli dell’area del cratere sismico, in particolare San Felice diventato quasi una seconda casa per il gruppo che da cinque anni lavora insieme e fucina di una quindicina di giovani nuovi attori». E punta molto il direttore alla collaborazione del Comune di Modena che, dice, «ringraziamo per quando ci metterà a disposizione le Passioni», una struttura, negli spazi dell’ex-Amcm, il cui rinnovamento si aggira sui sette milioni di investimento che, secondo Valenti, sono reperibili guardando anche all’Europa oltre che al ministero e alla Regione.

A sostenere l’auspicio, in qualche modo, l’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza che, intervenendo alla presentazione di “Carissimi Padri” sottolinea «il ruolo importante di Ert per Modena e per l’Emilia Romagna» e precisa che l’amministrazione «sta facendo di tutto» perché si concretizzi la “promozione” a teatro nazionale ricordando come «cultura e arte devono essere intese come un bene comune alla stregua dell’aria e dell’acqua e che rappresentano una connessione con il mondo dell’economia, produttivo, turistico tale da far ipotizzare un vero e proprio distretto della cultura con polo centrale Modena ma una proiezione verso il mondo da quello più vicino a quello più lontano».

E veniamo al progetto di cui già la Gazzetta nei giorni scorsi ha fornito una sorta di identikit e che è stato illustrato nelle sue linee portanti dal regista Claudio Longhi. «La nostra idea - ha detto Longhi - è quella del teatro come luogo d’incontro di una comunità, in questo caso, per riflettere sulla memoria. C’è continuità con il tema del Ratto d’Europa; anche questa, in fondo, sarà una riflessione sull’Europa e su quel conflitto che in realtà potrebbe essere considerato una seconda guerra dei trent’anni cominciata nel 1915 e durata, con la pausa degli strani anni di “pace” di Weimar, fino al 1945. Una guerra che ha bloccato per sempre la capacità di raccontare e che proprio per questo noi approcceremo guardando agli anni che la hanno preceduta, quelli della bella époque, dell’Expo di Parigi, della leggerezza, della convizione che mai sarebbe stata possibile la tragedia. Così il linguaggio scelto è stato quello della commedia, un tratto comico e satirico per raccontare, in modo molto più reale di quanto non potrebbe fare il dramma, di quei personaggi da operetta che allora misero in scena la tragedia del mondo». Nelle considerazioni di Longhi anche l’essenza di questa operazione culturale: riprendere l’idea di un teatro che attraverso la comprensione degli errori del passato cerca di contribuire a cambiare il mondo. Si è cominciato dunque ieri sera con un cabaret sull’esposizione universale del 1900 e si proseguirà questa sera, alle 21, alla biblioteca di San Felice, con una serata di letture e musica. Venerdì al Dipartimento Biagi l’atelier che vedrà impegnati, oltre al gruppo di lavoro, 150 modenesi. Sabato infine alla Delfini, alle 17.30, primo atto della lettura integrale de “La montagna incantata” di Thomas Mann che vedrà nei prossimi mesi avvicendarsi a Modena anche grandi nomi del teatro Italiano come Ottavia Piccolo, Gabriele Lavia, Laura Marinoni, Ivano Marescotti e tanti altri.

Rossella Sant’Unione

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