Scaparro “affronta” Godot e scandaglia l’uomo di oggi
Il celebre classico di Beckett viene presentato questa sera al Fabbri di Vignola Protagonisti Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo e Enrico Bonavera
VIGNOLA. “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett, è sicuramente una delle commedie più celebri del Novecento, e questo è quasi un paradosso, se si pensa alle controverse reazioni suscitate alla sua apparizione: critiche entusiaste si contrapposero a nette stroncature, fiaschi colossali a successi strepitosi, nei differenti teatri dove venne rappresentato fra il '52 e il '55, in Francia, America e Inghilterra.
D'altro canto, il titolo è divenuto nell'immaginario collettivo sinonimo di una situazione in cui si aspetta invano un arrivo, un cambiamento, un avvenimento atteso in modo per lo più passivo. Così, si è finito probabilmente per sminuire, o svilire, il senso più profondo dell'opera, ridotto a uno slogan, a una moltiplicazione di simboli (come il nome Godot, che rappresenterebbe Dio, la salvezza, la morte…), trascurando la straordinaria portata drammatica della particolare macchina teatrale costruita da Beckett, capace, come scrisse un critico, di tenere incollato il pubblico ai suoi posti non facendo succedere niente per due volte, visto che il secondo atto è, con poche varianti, sostanzialmente una ripresa del primo, nel quale per la verità non è appunto accaduto alcunché. Maurizio Scaparro, affrontando la regia dell'allestimento del classico beckettiano in scena questa sera, alle 21, al teatro Fabbri di Vignola, si è detto colpito dalle «sue radici collegate alla millenaria e senza confini Cultura Europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Beckett è certamente tra i primi nel Novecento a intuire che, nel mondo attuale, lo spazio per la tragedia si è fatto minimo, entra di nascosto, quasi sotto il velo del gioco, usa toni leggeri e punta talvolta anche al riso».
È così che di quest'opera fortemente drammatica il regista ha voluto rimarcare la carica di ironia e di sarcasmo, in cui ogni battuta è uno strumento per scandagliare il senso dell'uomo contemporaneo. Per l'occasione, viene accompagnato da un quartetto di attori di grande levatura, come Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo e Enrico Bonavera, mentre le scene sono di Francesco Bottai e i costumi di Lorenzo Cutuli. Con una dedica ideale all'Europa della Cultura, «la grande dimenticata dell'Europa che viviamo; e a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso come teatro, varietà, circo».
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