Gazzetta di Modena

l'intervista

«Attraverso l’amore ho imparato a volare»

di Michele Fuoco
«Attraverso l’amore ho imparato a volare»

Simona Atzori oggi al Forum Monzani di Modena presenta “Dopo di te” dedicato alla madre e racconta la sua vita straordinaria e la ricerca della felicità

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MODENA. Nell'incommensurabile amore, quello dei genitori sardi, è possibile riconoscere una delle fondamentali ragioni di vita di Simona Atzori che, nata a Milano 40 anni fa senza le braccia, conduce un'esistenza normale, esaltata dal talento che le permette di essere ballerina di danza classica, pittrice e scrittrice. E il suo ultimo libro “Dopo di te” per Mondadori, viene presentato oggi alle 17, al Monzani. È facile pensare alle diverse solidarietà che possono aver contribuito alla sua immagine pubblica, ma resta determinante l'affetto della madre di cui il libro si fa cronaca, seguendo il percorso dell'inesorabile malattia che l'ha portata alla morte, la vigilia di Natale del 2013. E Simona riesce a emozionare ogni pagina di sorprese, di episodi persino d'incanto della sua difficile infanzia.

Lei scrive che “ora so che posso volare anche da sola. Grazie a te, mamma”. E per aiutarla a volare da sola cosa ha fatto “mamma Tonina”?

«Ha fatto tante cose, ma la più importante è forse, come lei direbbe, quella di aver fatto solo la mamma. In ciò c'è tutto il suo essere speciale, perché abbiamo scoperto che nelle cose semplici si rivelano cose più grandi: amare una figlia, con tutte le difficoltà della vita da cui trarre il meglio».

Dopo il dolore si arriva ad uno stato di accettazione, di serenità, e affiorano anche ricordi belli...

«Il suo modo di affrontare la malattia, la voglia di vivere che è affiorata in maniera più determinante durante la sofferenza, con l'energia vitale che l'abbandonava e con l'energia mentale mai persa. La capacità di andare oltre il dolore fisico e di essere presente a se stessa e agli altri e di lodare la vita. Lei diceva: “Voglio arrivare alla morte viva”. La ricordo come una mamma allegra, anche dura perché da me pretendeva tanto, ma con il sorriso».

In un mondo in cui tutti si piangono addosso, lei dimostra di avere una forza straordinaria. Da dove le deriva?

«Dagli esempi di mia madre. Penso di avere avuto tante fortune: carattere positivo, voglia di incontrare e comunicare con gli altri e la mia arte è stata una grande forza».

È stato, quindi, anche il talento a “salvarla”?

«Sì, perché l'arte diventa parte della mia vita. Ho scoperto la pittura da bambina, giocavo attraverso i disegni, i colori, le forme, e poi la danza e la scrittura, come tramite per raccontare parte di me, un mondo dalle mille sfumature. La pittura e la danza mi accompagnano da sempre, le chiamo le due mie ali che mi permettono di volare. La scrittura è una terza ala che mi sta dirigendo verso altri mondi. Nutro una grande passione per lei e non voglio fermarmi qui. Le coltivo tutte e tre, perché ognuna mi permette di raccontare qualcosa che forse l'altra non riesce a fare».

Lei ha danzato in importanti occasioni, quale ritiene più emozionante?

«L'8 ottobre scorso ho danzato, con la mia compagnia, nella Sala Nervi davanti a Papa Francesco. E a lui, come in passato a Giovanni Paolo II, ho donato il loro ritratto. Ma è stata qualcosa di forte anche la cerimonia, in mondovisione, di apertura delle Paralimpiadi di Torino nel 2006».

Che cosa la commuove?

«Cento cose... Mi commuovo facilmente e con piacere. Credo che la commozione sia tra i sentimenti più belli. Mi commuovo davanti agli affetti e gesti semplici, spontanei, contenuti e inaspettati».

Come autrice di un altro libro di successo, “Cosa ti manca per essere felice?”, crede che tutti abbiano diritto alla felicità e che basti cercarla?

«Penso che non sia un diritto ma un dovere di tutti cercarla. E la felicità non si trova nelle grandi cose, ma in quelle più semplici, e la troviamo se abbiamo la voglia di cercarla tutti i giorni. Se pensiamo che la felicità sia un viaggio quotidiano, allora abbiamo sempre l'occasione di trovare momenti di felicità che possono essere un abbraccio, un sorriso...».

E la sua felicità?

«La cerco ogni giorno. La felicità è quella serenità di riuscire a scoprire ogni giorno la possibilità di sorprendermi».

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