E l’acqua riflette il dramma
Al Consorzio Creativo l’alluvione nelle foto di Luigi Ottani
MODENA. Tutta colpa delle nutrie. Lo avevano dichiarato gli esperti (si fa per dire) all'indomani dell'alluvione, per l'ampia falla nell'argine del Secchia, che ha colpito, un anno fa, la bassa modenese da Albareto a Bomporto. Un vero disastro, dopo quello drammatico del terremoto di più di anni e mezzo fa. Meglio dare la colpa alle nutrie che non possono replicare. Ma la bufala era talmente grande che, dopo breve tempo, si è messo tutto a tacere, facendo rientrare, con giudizio, la catastrofe nella perseverante incuria dell'uomo. Una sciagura che Luigi Ottani, non nuovo a documentare le calamità naturali e gli orrori della violenza in diverse parti del mondo (suo il libro di immagini “Magnitudo Emilia” sul sisma del 2012, in 12 mila copie), ha voluto registrare con la macchina fotografica. E quelle foto sono esposte, fino al 1 febbraio, al Consorzio Creativo, in via dello Zono. Le accompagna un testo della giornalista Giulia Bondi, anche lei impegnata da tempo nel campo sociale e della solidarietà. Alla mostra si è dato, con necessaria ironia, il titolo “Il giorno della nutria”. E l'allestimento della rassegna è tale da consentire al visitatore di immergersi, quasi realisticamente, in quel dramma. Le due sale espositive trattengono tutta l'ansia e la problematicità di quei giorni, con l'acqua che invade campi, strade e abitazioni, formando una sorta di un immenso lago che rende i luoghi irriconoscibili, senza identità. L'acqua si rispecchiano case, capannoni, qualche albero che l'obiettivo del formiginese ha fermato nella tragedia di un'apparente serenità. È quanto si può vedere nella prima sala dove su una parete è collocata una grande riproduzione della località San Clemente di Bomporto, e fotografie di un panorama uniformemente inquietante. La seconda sala è concepita come “registrazione” del caos di quei giorni, con immagini calpestabili, oggetti precari, con riferimento a quelle cose care, in casa, in cantina, in garage, che gli abitanti hanno cercato di salvare dal fango. Uno spazio articolato intorno all'azione immediata di recupero in una successione di racconti che indicano la distruttiva operazione dell'inondazione che non è tanto fatalità, quanto insensato agire dei responsabili della sicurezza del fiume. Tutto designa la fisionomia di momenti sofferti nei termini di una assurda violenza, di cui la fotografia offre una larga comunicazione.
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