Gazzetta di Modena

marco arletti, presidente giovani confindustria

«Investire nella cultura un volano per la crescita»

MODENA. Tra le realtà che affiancano Ert nel progetto “Carissimi padri” c’è anche Confindustria Modena. Il presidente del Gruppo Giovani, Marco Arletti, spiega qui la filosofia e lo spirito che hanno...

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MODENA. Tra le realtà che affiancano Ert nel progetto “Carissimi padri” c’è anche Confindustria Modena. Il presidente del Gruppo Giovani, Marco Arletti, spiega qui la filosofia e lo spirito che hanno convinto l’associazione ad aderire al progetto?

«La collaborazione tra il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena ed Emilia Romagna Teatro Fondazione è iniziata nel 2012 nell'ambito de “Il Ratto d'Europa”. Anche allora il nostro Gruppo era tra i partner di questo progetto di grande rilevanza culturale per Modena e tutto il suo territorio. Vista l'esperienza positiva che ne è scaturita, quando Ert Fondazione ci ha chiesto di rinnovare il nostro impegno su un progetto più ampio, non abbiamo potuto far altro che accettare con grande piacere. Il nostro Gruppo, inoltre, è da sempre attento e sensibile agli aspetti culturali. Riteniamo, infatti, che sia proprio in momenti difficili come questo, che la cultura non deve essere considerata un peso per la società, bensì un'opportunità su cui far leva. La storia ci insegna che gli investimenti nella cultura possono essere un volano di sviluppo e crescita di un territorio e che, anzi, sono questi che ne rafforzano l'identità».

In un mondo di crisi economica, culturale e di rivoluzione tecnologica, cosa significa per un imprenditore riscoprire e rileggere il passato?

«A qualsiasi epoca appartenga, un imprenditore capace deve essere sempre in grado di gettare un occhio al futuro senza, tuttavia, dimenticandosi quello che è il suo trascorso. La riscoperta e la rilettura del passato giocano pertanto un ruolo determinate in un periodo come quello che stiamo vivendo, caratterizzato dall'incertezza per il futuro e da profondi, seppur rapidi cambiamenti. La storia e la cultura rappresentano elementi in grado di garantire un grado sufficiente di coesione sociale, di appartenenza e di identità. In questo contesto appare sempre più evidente quanto la cultura sia produttrice di valore economico e di conoscenza».

Pensa che il periodo che ha preceduto lo scoppio della prima guerra mondiale sia in qualche modo paragonabile a quello che stiamo vivendo. E alla luce di una riflessione sul passato quali errori si potrebbero evitare nel futuro?

«Numerose sono le similitudini fra la “Belle époque” e gli anni che stiamo vivendo. Allora come oggi il nostro Continente stava attraversando un periodo di pace di oltre quarant'anni e il progresso tecnologico, socio-politico e culturale aveva raggiunto livelli prima inimmaginabili. Con le dovute differenze sono altrettanto numerose le similitudini negative: anche in quegli anni si respirava un clima caratterizzato da tensioni interreligiose e da incertezza politica. Le potenze europee rivolsero per la prima volta la propria attenzione agli enormi giacimenti di idrocarburi dell'area del Mar Caspio, dando vita ad una strategia della tensione sul fronte energetico non troppo dissimile da quella attuale. Infine, la ricomparsa di movimenti nazionalistici che per diverse contingenze storiche, oggi legate alla crisi economico-finanziaria da un lato, e da una carente politica comunitaria in materia di immigrazione dall'altro, acquistano sempre più consenso, mettendo per la prima volta seriamente in discussione l'identità stessa dell'Unione Europea. Alla luce di questo, le celebrazioni legate alla Grande Guerra possono rappresentare un'ottima occasione per riscoprire una pagina di storia europea ed italiana troppo spesso sottovalutata se non addirittura del tutto dimenticata».

Cosa si aspetta Confindustria di “portare a casa” da questa partecipazione?

«Sin dalla sua costituzione il Gruppo Giovani Imprenditori ha svolto un ruolo fattivo nell'ambito della società civile e della cultura locale. In questo spirito va inquadrata la partecipazione al progetto “Carissimi Padri”, che annovera fra le proprie finalità una riflessione sul complesso rapporto esistente tra il teatro e il composito tessuto caratterizzante la città ed il suo territorio. A ciò si assomma il fatto che sono profondamente convinto che la cultura debba costituire un asset fondamentale nel percorso di formazione di ogni giovane imprenditore».

Confindustria ha un ruolo preciso nel progetto e come vi siete rapportati o vi rapporterete ai suoi ideatori?

«Per quanto riguarda questo progetto, appena partito, non mi posso ancora sbilanciare sull'attività che i nostri imprenditori intraprenderanno. Quello che è sicuro è che lavoriamo con Ert Fondazione dal 2012 ed è stato facile ed immediato fin da subito collaborare con loro. Questo perché, credo, siamo riusciti a far nostro l'obiettivo che ogni progetto portava con sé, dando un contributo, partendo da quello che è, ovviamente, il nostro punto di vista, quello imprenditoriale».

I “padri”, quelli modenesi e imprenditori, avevano idee chiare circa il loro impegno e lo sviluppo da perseguire. Crede che un approfondimento sul loro cammino a cent'anni di distanza possa essere d'aiuto ai loro nipoti?

«Non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo venuti. La società moderna è anche frutto di scelte operate da quegli uomini che ci hanno preceduto. Certo è innegabile che, senza andare troppo indietro nel tempo, fare l'imprenditore oggi non è lo stesso che 20 anni fa. Dobbiamo, pertanto, mantenere saldi quei valori e quelle visioni che hanno fatto grandi i nostri “padri”, non scordando però di essere uomini ed imprenditori del nostro tempo». (r.s.u.)

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