Una reunion del beat per 50 anni di carriera di Johnny Tulipano
Domani sera evento anni 60 e 70 al Jango-New Batard Con il musicista tanti artisti ospiti e un tributo a Masini
SAN PROSPERO. È uno degli ultimi “avanzi di balera” e ha rappresentato un’epoca che oramai non c'è più. Gianni Tulipano, meglio conosciuto come Johnny, è stato un pioniere dello spettacolo modenese degli anni 60/70 quando il beat era già una realtà nella nostra città. Programmatore musicale, conduttore televisivo, presentatore ma anche protagonista nelle balere o discoteche dell'epoca ha saputo riciclarsi nel tempo per approdare poi al pianobar e alla musica “colta”. Negli anni 60/70 è transitato in vari complessi musicali (basta ricordare The Mirrors e gli Arcangeli) ed ha sempre avuto un suo pubblico. Basta ricordare le indimenticabili serate del Jolly, “casa” di tanti artisti emergenti modenesi. Domani sera Johnny festeggerà i 50 anni di carriera al Jango - New Batard di San Prospero e, per l'occasione, ci saranno anche altri “pionieri del beat”. Hanno assicurato la loro presenza i Beat Repeat, gli Hobesis, Marco “Back” Baccarini e The Mirrors che si ritroveranno sul palco dopo 47 anni. Non mancheranno gli amici Romano VIII e Ricky Portera.
Da Gianni Tulipano a Jhonny: «Gianni Tulipano è il mio vero nome - spiega l'artista - ma con l'avvento delle radio libere si usava spesso solo il nome, per cui essendo già presente un Gianni nell'organico di quell'emittente, per non creare un doppione, decisi di “americanizzare” il nome in Johnny che poi mi è rimasto addosso nel corso del mio cammino artistico».
Sei uno degli ultimi “avanzi di balera”.
«Sono nato con i Beatles e si suonava ad orecchio e se un musicista su cinque sapeva leggere uno spartito musicale era già un miracolo. Ho iniziato 50 anni fa in pieno periodo “beat” quando, partendo dalle famose cantine come tanti gruppi musicali che allora si chiamavano “complessi”, Modena divenne la capitale di questo genere in Italia. Con i gruppi si girava per le cantine e le balere».
Festeggiare i 50 anni artistici è un bel traguardo. Hai pensato qualche volta di mollare tutto?
«Il momento critico è arrivato nella seconda parte degli anni '70 quando si passò alle discoteche e la musica dal vivo attraversò momenti difficili. Specialmente nella seconda parte degli anni '70 con la trasformazione delle balere in discoteche. Abbandonai l'idea del complesso e mi tuffai nel mondo emergente dei dj per poi scoprire il pianobar».
E adesso?
«Ero stanco di cantare sempre le solite canzoni quindi ho pensato di avventurami in un repertorio particolare, di “musica colta”. Accompagnato da Maurizio Botti al piano adesso rivisito canzoni dialettali ironiche di Andrea Mingardi, prima maniera, con aggiunta di un pizzico di Paolo Conte».
Sarà una festa all'insegna del vecchio beat?
«Prima di tutto voglio rivolgere un pensiero a Massimo Masini che suonò anche con me e che adesso non c'è più. Ci ha lasciato in eredità il libro “Avanzi di Balera”, una sorta di enciclopedia beat. E se io sono ancora qui lo devo anche a lui». (n.c.)
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