Gazzetta di Modena

Guarnieri: la mia Charlotte una donna che è in un altrove

di Chiara Bazzani
Guarnieri: la mia Charlotte una donna che è in un altrove

L’attrice spiega come ha costruito il suo personaggio di “Sinfonia d’autunno” Lo spettacolo, tratto dall’omonimo film di Bergman, diretto da Gabriele Lavia

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MODENA. “Sinfonia d'Autunno”, dal lavoro di Ingmar Bergman, va in scena al Teatro Storchi stasera alle 19.45 e domani alle 15.30. Per la regia di Gabriele Lavia, il celebre dramma familiare girato dal regista svedese nel 1978, vede Anna Maria Guarnieri, una delle più intese e amate attrici italiane, nel ruolo di Charlotte. Nota pianista di musica classica, Charlotte è la madre di Eva (Valeria Milillo), donna adulta che ha perduto poco tempo prima il figlio di quattro anni ed è ancora in cerca dell’amore della vita. Nucleo centrale del dramma è proprio il conflitto fra le due donne. Un confronto difficile, in cui Charlotte viene messa di fronte alla sua impotenza affettiva, alle sue fughe che hanno ferito senza rimedio l'infanzia di Eva e quella di Helena, l’altra figlia ormai invalida (Silvia Salvatori). Solo il marito di Eva, Viktor (Danilo Nigrelli), sa mantenere un suo equilibrio, fatto di disincanto e di accettazione degli altri.

AnnaMaria Guarnieri, chi è Charlotte?

«Il mio è un personaggio strano, è una donna molto maleducata, parla solo di sè, non riesce a comunicare col mondo, con i figli, il suo rapporto con il mondo esterno è tutto molto in superficie. Infatti a un certo punto di se stessa dice “io mi sento esclusa, vivo in un altrove dove ci siamo solamente io e il pianoforte”. Lei è in un altrove. Una condizione che succede spesso a molti artisti, quelli grandi. Dopodichè è una donna che ha anche rinunciato a una certa immagine, porta i capelli corti, a spazzola, cammina in modo molto goffo, non presta attenzione neanche ai rimproveri che la figlia le fa, tutto le passa sopra. Non capisce, viene accusata di molte colpe affettive, e lei casca dalla nuvole. Ma lo dice onestamente».

Come si entra in un personaggio così?

«È molto complicato, anche perché Gabriele (Lavia) ha voluto da me un'assenza totale di toni. Ha voluto una recitazione orizzontale, molto distante da me. Infatti spesso mi diceva “andrebbe anche bene così, ma non fare la Guarnieri!”. Quindi mi sono trovata all'inizio molto inquieta perché mi sono dovuta spogliare di parecchio istinto, e ho dovuto costruire qualcosa di diverso da me. Spero di esserci riuscita».

Lei ha detto che molti artisti sono così. Perché?

«Non è questione di egoismo è questione di assenza. Ricordo le ultime parole che anni fa disse a Taormina Edoardo De Filippo in pubblico: “Io non ho vissuto, non ho amato i miei figli, il tetro uccide il teatro divide, ti fa diventare arido”. Chi è un artista, evidentemente non riesce a vivere. E lei stessa, Charlotte, si chiede “ho vissuto davvero? Spesso mi domando quando comincerà la mia vita, mi ricordo di avere partorito i figli, ricordo che faceva male, ma com'era quel male non me lo ricordo”. Non ricorda nulla che abbia attinenza al reale, al normale».

Si può perdonare una madre del genere?

«La si può capire o perdonare forse solo perché è una donna ferita e offesa nella sua artisticità. Ha dei dolori lancinanti alla schiena che Lavia mi fa descrivere in maniera eccessiva. Quando se ne va dalla casa della figlia torna nella sua solitudine. E soprattutto torna nel suo dolore, perché ha questo male che le impedisce di suonare e le impedisce di essere la grande artista che è».

La messa in scena?

«È una scena molto algida, grigia, molto asciutta e fredda. Il contrasto è questo, secondo me, che in una scena assolutamente fredda, poi si agitano dei sentimenti eccessivi, al calor bianco».

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