Longhi: commedia agrodolce per una riflessione sul teatro
Diretto da Silvio Giordani, l’attore, con Paola Quattrini e Miriam Mesturbino, è il protagonista da questa sera de “La luna degli attori” di Ken Ludwig
MODENA. Da stasera a giovedì, alle 21.15, al Michelangelo la commedia “La luna degli attori” di Ken Ludwig per la regia di Silvio Giordani. Tra gli attori in scena Paola Quattrini, Pietro Longhi, Miriam Mesturbino. La coppia Quattrini-Longhi è ormai una delle più affiatate del panorama teatrale italiano. L'opera racconta le disavventure di una compagnia teatrale degli anni '50. Per George, Charlotte e Roz non è difficile stare in scena ma uscire di scena. Gli anni passano, gli incassi non sono più quelli di una volta e prendono il via litigi, incomprensioni, identità scambiate, amori e amanti, infiniti equivoci che culminano nell'entrata in scena del capocomico ubriaco che sbaglia completamente commedia lasciando di stucco i colleghi.
«La commedia è ambientata negli anni '50 in America e già si diceva che vi era qualche difficoltà nel mondo dello spettacolo - sottolinea Pietro Longhi - I due capocomici sperano nel cinema e aspettano di prendere una parte da protagonisti con la regia di Frank Capra. È, quindi, un'analisi del nostro mondo. C'è riflessione e comicità e racconta la vita di tante persone».
È una commedia che unisce il sorriso alla riflessione?
«Quando c'è qualcuno che vuole lasciare la compagnia per un'altra vita, gli fa notare che il mondo degli artisti è proprio il teatro. È un impegno che gli attori hanno con il proprio pubblico. Non è una farsa ma una commedia da parte di un autore che sapeva sicuramente di teatro».
Sulla scena recita un trio molto affiatato.
«La compagnia è formata da otto attori che interpretano personaggi diversi che sognano un altro futuro ma la passione per il teatro alla fine ha il sopravvento. La commedia è ambientata nel 1953 e l'abbiamo lasciata in quegli anni però poi ci si accorge che le cose che dicono gli attori rispecchiano anche la situazione di oggi».
Ti sei innamorato più del personaggio o piuttosto del testo e della storia?
«La storia è molto carina. L'ho scelto io questo testo e in Italia da quando è uscito l'ha portato in scena una sola compagnia professionale, quella di Proclemer e Albertazzi. Noi siamo la seconda che mette in scena questo testo che sta avendo una bella accoglienza da parte del pubblico».
Perché solo attore di teatro?
«Io ho dedicato la mia vita interamente al teatro e credo che per poter fare cinema e televisione spesso bisogna andare a bussare a qualche porta e devi promuoverti. Io so promuovere il teatro ma non me stesso. Mi dedico a tempo pieno al mio lavoro, devo gestire la compagnia poi fare l'attore e non ho tempo di fare altre cose».
Il teatro vive un momento particolare e vi sono molte compagnie che a fatica riescono a sopravvivere.
«In questo momento la situazione è al limite del drammatico se vogliamo dire le cose come stanno. In provincia non ci sono più soldi per allestire le stagioni, si cercano di inserire sempre più compagnie amatoriali e i camionisti che portano le scene sono fermi. Il teatro regge un po' nelle grandi città ma stiamo in grande difficoltà. Gli attori in Italia ci sono e sono anche bravi ma la parte economica è crollata in maniera verticale, soprattutto per il teatro privato».
Per te e la Quattrini un appuntamento fisso quello di Modena.
«C'è una buona cucina e un meraviglioso pubblico. Magari tutte le città italiane fossero come Modena».
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