Gazzetta di Modena

Le storie nel segno di Ricci

di Michele Fuoco
Le storie nel segno di Ricci

Alla D406 racconti anche di famiglia e del disagio mentale

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MODENA. Ritorna alla D406 il bolognese Stefano Ricci che con la galleria modenese collabora dal 2002 e vi ha tenuto altre tre personali. La sua esperienza narrativa si fonda sul segno che assume un linguaggio autonomo, spaziando dal fumetto all'illustrazione, dall'editoria alla grafica pubblicitaria (ha collaborato anche con Emilia Romagna Teatro). E la mostra negli spazi di via Cardinal Morone 31, aperta fino al 10 marzo (martedì e sabato 10.30-13, 16-19.30; mercoledì, venerdì e domenica 16-19.30) fa luce sulla “Storia dell'orso”, in una serie di tavole in bianco e nero a pastello ad olio, materico. Una storia personale e di famiglia, in uno scenario paesaggistico della foresta di Quilow, nella Germania dell'Est, dove l'artista bolognese ama vivere. E le immagini costituiscono un libro pubblicato a Parigi dalla prestigiosa casa editrice Gallimard, e in Italia, a cura della D406, da Quodlibet. «Proprio in Francia c'è da tempo - sostiene Andrea Losavio, direttore della galleria - una grande attenzione al lavoro di Ricci che ad Angouleme ha la cattedra del fumetto. È pure francese (Na Editions), con traduzione in italiano, il volume “Eccoli”, con personaggi dal disagio mentale che l'artista, con richiami alla legge Basaglia, ha conosciuto e ha riportato, con pastelli ad olio, su cartoncini colorati». A caratterizzare questo tema sono anche i cinque grandi tondi riferiti alla storia di Vittorio, anche lui con problemi psichici. Su una parete, in una successione di amabili immagini di andamento narrativo, i ritratti di sua madre raccolti nel libro “Ma mère s'appelle Loredana”, stampato da Fidèle. Il primo ritratto, a matita, del 1966 porta la firma dello zio di Ricci. E Stefano è nato proprio in quell'anno. Gli altri a pastello sono dell'artista e l'ultimo è datata 2014. Una sezione dell'esposizione è dedicata ai disegni scomparsi: si tratta di riproduzioni di disegni riguardanti le dediche che Ricci fa ai suoi ammiratori, su libri, come è accaduto ala recente inaugurazione della mostra, quando ad accompagnarlo è stato il bassista rock Rigo. Ad evidenziare il suo amore persino per la musica è il disco nato dalla collaborazione di Giacomo Piermatti, maestro di contrabbasso. E il 28 febbraio l'artista è atteso in galleria per una nuova performance con Rigo. Una intelligenza eclettica che da oltre 20 anni si muove con disinvoltura, come narratore entusiasta del segno, in vari campi.

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