Lo “scandaloso” Pinter al teatro di Vignola con “Il ritorno a casa”
VIGNOLA. Scritto da Harold Pinter nel 1964, "Il ritorno a casa", presentato al teatro Fabbri di Vignola questa sera, rimane uno dei testi più celebri dell'attore, drammaturgo e romanziere premio...
VIGNOLA. Scritto da Harold Pinter nel 1964, "Il ritorno a casa", presentato al teatro Fabbri di Vignola questa sera, rimane uno dei testi più celebri dell'attore, drammaturgo e romanziere premio Nobel nel 2005, anche se, paradossalmente, uno dei meno rappresentati di quello che è sicuramente tra i primissimi autori messi in scena, oggi, al mondo.
Questo probabilmente perché continua ad essere un testo abbastanza scandaloso per la trama e, forse, soprattutto per quanto riesca a far emergere " il precipizio che si nasconde sotto i discorsi oziosi di ogni giorno", così come Pinter "entra con forza nelle stanze chiuse dell'oppressione", come si trova scritto nella motivazione del suo Nobel.
Il dramma descrive, con caustica ferocia, il progressivo disgregamento di un famiglia, i cui legami si direbbero basati quasi esclusivamente sull'ipocrisia e sul dolore interiore maturato in seguito alle dure esperienze vissute. Teddy, dopo anni, torna a casa in compagnia della moglie, Ruth, sposata all'insaputa dei parenti. La sua famiglia, dopo la morte della madre, è rimasta un nucleo totalmente maschile: oltre al padre, due fratelli e uno zio. Teddy, docente di filosofia in America, ha ormai poco da spartire coi famigliari ben più rozzi, se non, un po' per volta, la figura di Ruth, che entra in famiglia trasformandosi, all'occorrenza, in consolatrice, madre e amante, finché il rapporto con Teddy non esplode e quest'ultimo se ne tornerà oltreoceano da solo, mentre la donna, a metà tra vittima e carnefice, sembra assumere sempre più il ruolo dell'ape regina.
Con questo testo, venato di perversione edipica ma allo stesso tempo fiero manifesto contro la mercificazione del corpo femminile, Peter Stein, uno dei più grandi registi viventi, ha incontrato per la prima volta il teatro di Pinter, pur avendo desiderato di mettere in scena proprio "Il ritorno a casa" fin dalla sua prima londinese di cinquanta anni fa. Lo ha fatto lavorando di cesello sulle pause, i silenzi, le battute sferzanti, il linguaggio che alterna humour britannico e violenza, con la costruzione di un'immagine femminile emblematica che dominerà la scena in un enigmatico finale, dopo che tutte le ossessioni sessuali maschili all'interno della famiglia si sono proiettate sull'unica donna presente.
La riuscita di uno spettacolo così complesso, realizzato per il Festival dei due mondi di Spoleto, non poteva che richiedere una compagnia di attori di prim'ordine, tra cui primeggia la figura di Paolo Graziosi.
Andrea Marcheselli
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