Gazzetta di Modena

Per Daniele Soragni 30 anni di Festival: «E non ho mai vinto...»

di Alessia Angellotti
Per Daniele Soragni 30 anni di Festival: «E non ho mai vinto...»

Grande firma di Tv Sorrisi e Canzoni cresciuto alla Gazzetta: «Mi sento fortunato. Ranieri un mito. Quest’anno tifo Nek»

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SANREMO. Trent’anni di Festival ma un cuore che batte ancora forte per Modena, la sua città, di cui ancora sente la mancanza quando si parla di cotechino, zampone, ma soprattutto ragù. Eppure Daniele Soragni di strada dall’Emilia ne ha fatta un bel po’, diventando uno dei massimi esperti della kermesse sanremese di cui si è occupato come giornalista di Tv Sorrisi e Canzoni dal 1986, quando vinse Eros Ramazzotti con “Adesso tu”. Lo abbiamo incontrato nella sala stampa del teatro Ariston, la sua seconda casa.

Come sei arrivato qui?

«Quando avevo 18 anni volevo diventare un attore. Pensavo di trasferirmi a Roma per frequentare l'accademia di arte drammatica, ma mia madre non voleva che andassi a stare così “lontano”. Feci alcune esperienze teatrali a Modena, ma mi accorsi che quello che volevo fare veramente era scrivere. Nel 1977 conobbi Giorgio Giusti che venne a Modena a fondare Il Giornale. Entrai come abusivo, poi collaborai con Radio Modena e arrivai alla Gazzetta di Modena nel 1981 per rimanerci fino al 1985. Senza dubbio la vita del cronista di provincia è stata un'ottima scuola per me, mi ha insegnato a fare tutto. Il mio grande maestro fu il direttore Carlo Accorsi».

Anche la musica era una tua passione…

«Sì l'amavo molto. A Modena vivevo in via Verdi 40 e nel garage del mio condominio suonavano quattro ragazzi coi capelli lunghi che io andavo ad ascoltare spesso. Quei ragazzi diventarono l'Equipe 84».

E la strada verso Sorrisi e Canzoni come si è aperta?

«Nel 1985 Pierluigi Ronchetti, caporedattore di Sorrisi, mi propose di andare a Milano e io pensai : che meraviglia! Non conoscevo bene il giornale, me lo studiai in treno prima di arrivare a Milano e accettai il posto pensando di poter poi arrivare a quotidiani come il Corriere della Sera. Invece mi sono trovato talmente bene che non mi sono più mosso da lì. Era un giornale che pensava in grande. Mi ha permesso di girare il mondo, di vivere eventi come il Telegatto da cui sono passati personaggi del calibro di De Niro e Hoffman, era un mondo straordinario. Io mi sento veramente un sorrisiano».

Com'è cambiato il Festival in questi anni?

«Io sono un baudiano convinto, vado pazzo per la gara, la competitività. Il Festival è cambiato in questi anni. Sono contento perché con Carlo Conti è tornato il clima della gara. Un tempo però qui giravano tutti i grandi della musica, come Claudio Villa e Domenico Modugno. Oggi invece i big si concedono meno, al massimo come super ospiti. Invece la gente è felice quando vede i cantanti che vanno in gara e che sono felici di essere a Sanremo, come è stato ad esempio con Al Bano e Romina durante la prima serata del Festival».

C'è un ricordo speciale che hai qui a Sanremo?

«Ricordo che nel 1988, quando vinse Massimo Ranieri con Perdere l'amore, io e lui facemmo le 5 di mattina all'hotel Astoria con una bottiglia di champagne. Lui mi diceva “Non ci credo, ho vinto Sanremo”. Da allora diventammo amici e mi sento orgoglioso di poter dire che mi chiama “fratello”».

Di questo Festival di Carlo Conti cosa pensi?

«Conti sta facendo un ottimo festival. Sa di cosa parla. Mi dispiace però che su venti big solo una decina sono veramente popolari. Mi piacerebbe vedere in gara artisti del calibro di Ligabue, Venditti. Ma i cantanti famosi ormai vengono al festival solo se hanno dischi da promuovere o per rilanciare la propria carriera. Mi ha fatto molto piacere vedere in questa edizione grandi ritorni come quello di Nek che ha portato una bellissima canzone, ma ha ragione Al Bano quando dice: “A Sanremo si deve andare, non bisogna averne paura”».

Il tuo podio per questa edizione quindi qual è?

«Spero in Nek, Marco Masini e Nina Zilli».

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