Gazzetta di Modena

Torna Arancia Meccanica con le musiche di Morgan

di Serena Fregni
Torna Arancia Meccanica con le musiche di Morgan

Teatro Storchi. Il regista Russo ha “riscoperto” la versione teatrale di Burgess «Molti conoscono il film di Kubrick, ma l’autore ha creato un testo originale»

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MODENA. Uno dei romanzi più famosi e discussi, Arancia Meccanica di Anthony Burgess diventato poi un film cult del regista Stanley Kubrick, va in scena al Teatro Storchi oggi alle 19,45 e domani alle 15,30. La regia è del giovane Gabriele Russo, già direttore artistico del teatro Bellini di Napoli con le musiche di Marco Castoldi, in arte Morgan. Un'opera contemporanea dove Russo ha voluto evidenziare come la storia di Alex e dei suoi amici Drughi rifletta una società sempre più incline al controllo delle coscienze, dove la violenza, il rapporto tra vittima e carnefice e tra bene e male sono i temi portanti della storia.

Come è nata l'idea di voler portare un romanzo del genere a teatro?

«Tutto è nato nel momento in cui ho visto che esisteva un testo teatrale scritto dallo stesso Burgess, l'autore del libro. Ho vissuto quindi la storia come un testo teatrale, oltre al già esistente romanzo e film. L'ho affrontato come un testo autonomo e anche Burgess l'ha scritto con un tipo di linguaggio diverso. La storia è sempre quella, ma raccontata con un linguaggio teatrale».

Come è stato rapportarsi con "l'imprinting" che l'opera di Kubrick ha lasciato?

«Molti conoscono più il film che il romanzo, ma a partire dal primo giorno di prove abbiamo subito utilizzato il mezzo teatrale, la recitazione, per distogliere lo sguardo dal film. Burgess era molto orgoglioso del linguaggio "Nadsat", inventato da lui stesso e parlato da Alex che è un incrocio verbale fra inglese e russo, secondo me una trovata geniale perché è comprensibile pur avendo all'interno parole completamente inventate, infatti nel testo teatrale è molto più presente che nel film e noi ci abbiamo lavorato molto».

Perché hai deciso di scegliere le musiche di Morgan per Arancia Meccanica?

«Io ho pensato a lui per le sue grandi qualità artistiche e credo che sia stata una bella avventura anche per lui tanto che il suo nuovo disco verte tutto su Beethoven. Lui ha davvero amato il testo e il lavoro fatto nello spettacolo quindi per me è stato fondamentale in quanto nel testo teatrale di Burgess la musica è molto presente, esiste addirittura un libretto musicale e diventa quasi un musical. Nel mio testo ho un po' ridotta questa parte musicale aggiungendo la prosa, ma mantenendo sempre una forte presenza musicale all'interno».

Gli attori come si sono trovati a recitare in questo testo e come è stato dirigerli?

«Con loro è stato molto bello ed è nato un gruppo davvero unico. C'è stato un grande lavoro, molto interessante e dal primo giorno quello che ho cercato di fare è stato innanzitutto far dimenticare loro il libro, era un cast nuovo e non si conoscevano ancora così abbiamo lavorato da subito sull'improvvisazione, in particolare con una serie di esercizi guidati sullo schema della drammaturgia del testo e questo ha fatto in modo che loro si liberassero sia con il rapporto con il film che fra di loro».

Sei figlio d'arte, i tuoi genitori sono entrambi attori, sei anche molto giovane e hai già parecchie responsabilità come direttore artistico del teatro Bellini. Come vivi quindi il tuo passato e la tua quotidianità?

«Io vivo il lato positivo dell'essere cresciuto in questo ambiente. Poi è diventato un aspetto personale e il centro della mia vita. Oggi sono il direttore artistico del Teatro Bellini di Napoli e aldilà dei miei progetti personali per me è molto importante questa direzione artistica alla quale sono dedito da circa cinque anni facendo diventare negli anni il Bellini un vero punto di riferimento, sia per la città ma anche fuori Napoli».

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