Gazzetta di Modena

Caterina Caselli e il festival: felice per i miei artisti e Nek

di Alessia Angellotti
Caterina Caselli e il festival: felice per i miei artisti e Nek

Da cantante a talent scout, la sassolese racconta come è cambiata la kermesse «Tanto spazio alla tv. La canzone italiana? Deve guardare al mercato straniero»

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Di Festival lei ne ha visti tanti, prima da concorrente, poi da talent scout e quello di quest'anno le è piaciuto particolarmente per l'attenzione che sta riservando ai giovani. Caterina Caselli, modenese di nascita e vissuta prima a Magreta, poi a Sassuolo, ci racconta come ha visto cambiare la kermesse musicale dal 1966, quando partecipò con “Nessuno mi può giudicare”.

Com'era il Festival allora?

«Sanremo ai miei tempi era veramente un incontro per presentare le canzoni, non uno show televisivo. Oggi è diverso, non lo dico per fare polemica, ma semplicemente è cambiato, risponde a un'esigenza televisiva. Credo questa sia una delle soluzioni per cui negli anni questa manifestazione è riuscita a mantenersi. Le canzoni sono sempre importanti, ma c'è un coté televisivo che è diventato altrettanto importante».

E com'è invece il Festival di Conti?

«Quest'anno secondo me rispetto ad altri anni c'è una novità che condivido: l'esibizione dei giovani in prime time. In questo Carlo Conti è stato estremamente onesto: ha detto che avrebbe dato spazio ai giovani e ha mantenuto la promessa. Non è una cosa da poco. Come conduttore lo trovo molto bravo, ha il senso del ritmo».

Un Sanremo più popolare davvero?

«Non è una sorpresa. Conti aveva detto: “Voglio fare un Sanremo popolare” e così ha fatto. Personalmente sono contenta per la presenza di un sassolese, Nek, che è una gran bella persona. Ci siamo incontrati, gli ho fatto il mio in bocca al lupo. Ogni volta che lo vedo penso al suo cognome "Neviani" che mi fa tornare in mente quando frequentavo la terza media a Sassuolo e per andare a scuola usavo la bicicletta che depositavo tutti i giorni dal signor Neviani, appunto, una persona deliziosa».

E le canzoni in gara?

«Noi come Sugar abbiamo avuto in gara due artisti con due bellissime canzoni: tra i big Malika Ayane con “Adesso è qui (nostalgico presente)” e tra i giovani Giovanni Caccamo con “Ritornerò da te”, che ha vinto fra i giovani. La canzone di Malika non è un pezzo facile, non la capisci al primo ascolto, ma crea come una piccola cicatrice dentro che mano a mano che la ascolti lascia dentro una nostalgia che ti costringe a riascoltarla ancora. È una di quelle canzoni che rimane nel tempo».

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Giovanni Caccamo invece?

«Un ragazzo molto intelligente, simpaticissimo, profondo, aperto al mondo. Ha sofferto molto, ma questo non gli ha creato una chiusura, lo ha reso anzi più attraente. Una bella canzone la sua, che spero rappresenti per lui l'inizio di una lunga carriera»

Di cosa ha bisogno la musica italiana oggi?

«Di un suono che sia più internazionale. Il mercato italiano è diventato troppo piccolo. Eravamo la metà del mercato francese e oggi siamo un quarto del mercato francese. Un'azienda di Sassuolo fattura più di tutta la musica in Italia. Dobbiamo lanciarci alla conquista del mondo, ci siamo riusciti con talenti come Bocelli ed Elisa, dobbiamo continuare a provarci».

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Tra i super favoriti di questo Festival c'era Il Volo, cosa ne pensi?

«Propongono una canzone molto molto popolare sulla scia di un discorso che noi della Sugar abbiamo affrontato 20 anni fa con Andrea Bocelli. Sicuramente hanno ottenuto un certo riscontro all'estero e questo, come dicevo, oggi è importante».

Il ricordo sanremese più bello?

«I miei capelli corti, faticosi da lisciare. La mia eccitazione, non avevo niente da perdere ed ero veramente felice. Non avevo capito che “Nessuno mi può giudicare” sarebbe stata un grande successo. Il giorno dopo la mia esibizione all'Ariston andai a cantare alla Rotonda di Garlasco e trovai 3 km di macchine parcheggiate. Pensai: cosa fanno questi? E il proprietario del locale disse: “Sono venuti per te”».

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