Gazzetta di Modena

Teatro delle passioni

“La classe”, una scommessa vincente

“La classe”, una scommessa vincente

L’opera di Kantor portata in scena dalla compagnia “Arte e Salute”

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MODENA. L'aver portato in scena "La classe morta" di Tadeusz Kantor con la compagnia di "Arte e Salute", composta da pazienti psichiatrici, è solo la prima delle ottime idee alla base dello spettacolo di Nanni Garella proposto al Teatro delle Passioni da martedì scorso fino alla prossima domenica, 22 febbraio.

Frutto, infatti, di un laboratorio condotto da Garella con gli attori di una compagnia nata con lo scopo di coniugare il lavoro artistico con quello nel campo della salute mentale (e che alle Passioni abbiamo visto, di recente, impegnata nel convincente "Marat" di Peter Weiss), "La classe", così ne è stato sintetizzato il titolo, assume una doppia valenza: quella dell'iniziativa nell'ambito del disagio e dell'esclusione sociale assieme a quella, più strettamente artistica, di affidare ad interpreti la cui vita abbia presentato momenti anche drammatici di separazione dalla realtà e da loro stessi un testo ove il passato, l'infanzia, sono trapassati in un limbo, e tornano solo grazie a ricordi spesso alterati. In scena troviamo, alloggiate tra i banchi di una scuola, dodici figure livide e scure, associate ad altrettanti pupazzi dall'evidente funzione allegorica, che come in una danza macabra rievocano attimi perduti dei propri trascorsi, ai quali restano ancorate e di cui paiono essere divenute quasi schiave. Sono frammenti di lezioni, squarci di vita, rievocazioni di sensazioni, di sentimenti a riemergere non tanto attraverso la parola quanto piuttosto nei gesti, in una coreografia che ripete all'infinito minimi cliché di un'esistenza smarrita. Nell'opera di Kantor alla fine dietro l'immagine terrea di ciascuno dei protagonisti affiora il ritratto di ciascuno di noi, alle prese con le insensatezze dell'esistenza. Qui, viceversa, a noi è parso vedere apparire il senso della vita ritrovata da parte degli interpreti, che nel meccanismo impazzito dello spettacolo hanno trovato l'appiglio cui aggrapparsi per vincere l'inaffrontabilità dell'esistenza, conferendole nuovi significati che diventano linfa della rappresentazione. Non sono più fantasmi, quelli che appaiono tra i banchi della "Classe", ma uomini veri che interrogano noi sul senso della vita: a noi sembra che Kantor, se potesse assistere a questa riedizione, non potrebbe che essere felice di quello che essa è diventata.

Andrea Marcheselli

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