Luigi De Filippo torna con la commedia “di famiglia”
Da domani al Teatro Michelangelo “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello «La prima volta fu portata in scena nel 1936 da Eduardo con tutti i fratelli»
MODENA. Luigi De Filippo, da tanti anni apprezzato dal pubblico modenese e non solo, torna al Teatro Michelangelo con una commedia di Luigi Pirandello, nella versione del grande Eduardo De Filippo. Da domani a mercoledì, alle 21.15, proporrà “Il berretto a sonagli”, di Luigi Pirandello, che lo vede anche come regista; al suo fianco otto attori della sua compagnia. In quel tragico e irrisolvibile gioco delle parti che è il teatro pirandelliano, un ruolo non trascurabile tocca al protagonista del “Il berretto a sonagli” che Eduardo De Filippo, con l’intelligente ardire che animava ogni sua impresa, ha tradotto in lingua napoletana. Beatrice, donna gelosissima, sospetta che il marito sia l’amante della bella moglie di Ciampa, commesso del loro negozio. La donna fa denuncia al commissariato. Il marito viene effettivamente trovato in compagnia della donna, ma il verbale non lo definisce delitto flagrante e il delegato è pronto a rilasciare i due. Ma per Ciampa la giustificazione legale non basta. Davanti a tutto il paese passa per essere un “cornuto”. Non gli resta che ammazzare i due o chiedere a Beatrice di dichiararsi pazza.
De Filippo, arriva a Modena con uno spettacolo diverso da quello annunciato, “La lettera di mammà”.
«La lettera di mammà è una commedia molto divertente nel suo genere, mentre Il berretto a sonagli è più impegnativo come lavoro perché porta la firma di Pirandello con tutte le sue problematiche dell'essere e dell'apparire che lo hanno fatto diventare un rivoluzionario del teatro italiano del '900. È stato lui che ha dato un cambiamento radicale al teatro italiano».
Tutti i De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina si sono cimentati con questa commedia.
«Il berretto a sonagli appartiene alla storia della nostra famiglia. La prima volta è stata nel 1936 e vide impegnati tutti e tre i fratelli e fu trionfo. Questa edizione che sto portando in tournée in tutta Italia sta avendo un grande successo, sia di pubblico che di critica. La commedia si avvale della lingua napoletana ed è ancora più passionale e coinvolgente».
La stesura di Pirandello era in dialetto siciliano ed ebbe qualche problema a portarla in scena.
«Perché è una commedia molto moderna che parla dell'emancipazione femminile. La protagonista sfida l'opinione pubblica del suo paese e, invece di tacere e sopportare lo scandalo, denuncia il marito. Si mette contro tutto il paese ma lei lo fa per affermare la sua indipendenza, la sua dignità di donna. Io con la mia regia ho spinto molto su questo aspetto».
È vero che nel 1916 ci fu una diatriba tra Pirandello e l'attore Musco?
«Musco voleva fare il comodo suo. Era uno che improvvisava e inventava le battute esaltando il suo ruolo. Pirandello invece voleva il rispetto del testo. Ci furono delle discussioni e finirono per litigare. Pirandello poi volle dare più le sue commedie a Musco. Invece la collaborazione tra i giovani fratelli De Filippo e Pirandello fu improntata sul rispetto e la stima reciproca».
Viene spesso nella nostra città. Cosa ne pensa?
«Vengo sempre volentieri a Modena perché trovo un pubblico molto attento e partecipe al tipo di teatro che presento. C'è una vicinanza del pubblico che noi attori avvertiamo. C'è la stima verso il tipo di lavoro che facciamo».
Nicola Calicchio
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