Gazzetta di Modena

Ert ricorda Ronconi “l’ultimo maestro”

di Chiara Bazzani
Ert ricorda Ronconi “l’ultimo maestro”

Il direttore Valenti parla del regista e della sua lunga collaborazione con Modena

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MODENA. Luca Ronconi, regista che ha rivoluzionato il teatro e il cui nome rimarrà sempre legato alla più alta memoria della storia del teatro italiana, è morto a Milano, all'età di 82 anni. Ronconi ha firmato capolavori come l’Orlando Furioso e Gli ultimi giorni dell’umanità. Amato e apprezzato in tutto il mondo, ha avuto con Modena un rapporto di lavoro che, iniziato negli anni '80, si è mantenuto nel corso di oltre vent'anni, come ben testimonia Pietro Valenti, direttore di Ert Fondazione. «In questi anni abbiamo avuto molti rapporti con Ronconi - ha dichiarato Valenti - Lui ha stimato il lavoro che abbiamo fatto; molti degli spettacoli che noi abbiamo prodotto sono stati illuminati dalla sua direzione, e questa è una cosa che è arrivata sempre in modo indiretto. Mai direttamente, mai con chiamate, ma sempre facendo vedere, con i propri gesti e con i propri comportamenti, un apprezzamento del nostro lavoro, e noi non abbiamo mai smesso di apprezzare il suo. Era stimato in tutto il mondo e dovunque andavo trovavo tracce di persone che avevano visto i suoi lavori. Sicuramente sul piano nazionale e internazionale è stato, insieme a Strehler, il regista più significativo del nostro paese. Stranamente tutti e due hanno avuto un rapporto molto forte con Modena». Il ricordo di Valenti continua poi rivolto alle qualità umane del regista e rievocando il lavoro che Ronconi ha fatto a Modena. «È uno degli ultimi maestri da quando ho incominciato ad a andare a teatro - continua Valenti - Era una persona riservata, schiva, che però aveva un grande senso di responsabilità sia nei confronti del pubblico che nei confronti degli attori. Ha collaborato con Ater quando ancora l'Ert si chiamava Ater, facendo a Modena diversi spettacoli: ha diretto nel 1979 “L’uccellino azzurro” di Maurice Mäeterlinck, i “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos nel 1988 e, nel 1992, “L’aquila bambina” di Antonio Syxty. Uno di questi, i “Dialoghi delle Carmelitane”, ha convinto tanti a continuare ad andare a teatro, non soltanto per passare un'ora di tempo, ma per assistere a qualcosa di vero. È stato quello che ha formato una leva di attori che oggi si trovano nei migliori allestimenti, e a Modena si è mosso molto; ricordo anche due viaggi in pullman con gli spettatori per andare a vedere i suoi spettacoli a Torino, quando lui era direttore al Teatro Stabile di Torino».

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