Gazzetta di Modena

E la Scala si è inchinata per dire grazie alla sua regina

E la Scala si è inchinata per dire grazie alla sua regina

Teatro gremito da appassionati. Da Modena una delegazione con il sindaco L’artista: «Mi avete fatto piangere, vorrei braccia lunghe per stringervi tutti»

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MILANO. La Scala si è inchinata alla sua “regina” accogliendola con un lungo applauso carico di ammirazione e di affetto. È cominciata così la serata che il teatro milanese ha voluto tributare a una artista che fa parte della sua storia, con decenni di frequentazione di uno dei palcoscenici più famosi al mondo. Davanti ad una platea gremita in ogni ordine di posti, con una folta delegazione arrivata da Modena grazie all’associazione degli Amici dei Teatri, composta non solo da un gruppo di soci del sodalizio, ma anche dal sindaco Muzzarelli con signora, dagli assessori Cavazza e Caporioni e da Francesca Maletti, oltre che da una piccola compagine di giovani allievi cantanti del Cubec.

Mirella Freni è apparsa visibilmente emozionata, elegantissima in un abito blu realizzato appositamente per lei dalla stilista modenese Maria Grazia Severi. Raggiunta in camerino da decine di mazzi di fiori, in un clima elettrizzato che ha coinvolto un po’ l’intero teatro («Quando c’è la signora Freni qui alla Scala sono tutti contenti» diceva qualcuno nei corridoi adiacenti il palcoscenico) la soprano alle 20 è entrata in scena preceduta da una carrellata di immagini delle sue principali interpretazioni scaligere fatte scorrere sulla sua meravigliosa voce. Un applauso parte della registrazione ha preceduto quello vero del pubblico in sala che la ha acclamata per diversi minuti proprio come tante volte ha fatto al termine delle sue intepretazioni, regalandole una standing ovation che ha strappato a Mirella lacrime di commozione. Il suo nome scandito a lungo, lo scambio di battute con un ammiratore: «Sei bellissima», «Sono vecchietta, domani compio ottanta anni» hanno fatto subito capire quale sarebbe stato il clima della serata, un clima caldo, affettuoso, familiare.

«Mi avete fatto piangere – ha detto ancora Mirella - Ho passato tanti anni qua; sono entrata che ne avevo 24. Questa è casa mia e ringrazio infinitamente tutti voi e il grande capo qui. Vorrei avere due braccia lunghissime per stringervi tutti».

A fare gli onori di casa sono poi saliti sul palco il sovrintendente della Scala Alexander Pereira e il direttore Riccardo Chailly. «Questa sera – hanno detto – questa non è la Scala di Milano, ma la Freni di Milano». E di nuovo Mirella ha ringraziato ricordando i grandi colleghi che l’hanno affiancata nella sua storia scaligera, dal marito Ghiaurov a Pavarotti ai tanti altri «con cui ho avuto l’onore di cantare» ha detto. «Sono felice di essere qui anche se non canto più. Ora sto a Modena, ho la mia scuola e non pensavo che sarei mai più venuta. Avevo anche paura di sentirmi male, per l’emozione. Ma qui ci sto bene. Grazie a tutti».

E così la parola è passata ad Alberto Mattioli ed Elvio Giudici che con lei si sono accomodati in un salottino al centro del palcoscenico cominciando a recuperare dalla memoria i momenti salienti di un percorso professionale ed umano da antologia. Giorni felici, momenti più difficili, i nomi che hanno fatto la storia del teatro, si sono così succeduti in un racconto inframezzato a filmati e brani tratti dal repertorio di Mirella Freni che hanno ancora una volta regalato emozioni a non finire suscitando applausi a scena aperta. «Ho avuto sempre accanto persone straordinarie» ha detto la soprano. E via ad inanellare i nomi di registi come Streheler o direttori come Abbado o Karajan o ancora produzioni mitiche come quella del Simon Boccanegra entrate nella storia della lirica.

Una sorta di summa della storia della lirica, cinquant’anni di carriera raccolte in un’ora e mezza di aneddoti, ricordi, citazioni, curiosità e soprattutto nella possibilità di riascoltare una voce irripetibile e magica. L’autenticità e la correttezza artistica con cui la Freni ha condotto tutta la sua carriera ancora, ieri sera, hanno strappato applausi del pubblico e sinceri riconoscimenti di ammirazione. «Ho detto tanti e tanti no perché una artista deve anche sapere dove può arrivare. A me è sempre piaciuto cantare, non era una questione di soldi o di fama. Io volevo fare le cose per bene. E poi me ne tornavo a casa dove avevo la mia famiglia e andava bene così» ha detto. E dalla platea è arrivato un “brava” accompagnato dall’applauso. Poi un filmato dall’ultima interpretazione alla Scala con “Fedora”. Alla fine di nuovo sul palco i vertici della Scala, di nuovo l’omaggio ad una artista unica e un applauso interminabile per le note di Boheme che hanno chiuso l’inchino della Scala alla sua regina.

Rossella Sant’Unione

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