In undici brani anatomia dell'amore
Ce lo aveva già anticipato a Sanremo, con “Fatti avanti amore”. Siamo due braccia con un cuore, siamo fatti per amare. È questa la frase che descrive al meglio il senso di “Prima di parlare”,...
Ce lo aveva già anticipato a Sanremo, con “Fatti avanti amore”. Siamo due braccia con un cuore, siamo fatti per amare. È questa la frase che descrive al meglio il senso di “Prima di parlare”, nuovo album di Nek. Siamo di fronte al disco più intimo e coraggioso. Le undici canzoni sono tappe di un percorso di vita che hanno portato l'artista a mettersi a nudo e ad acquisire maggior consapevolezza di sé e del mondo. L'album parte con grinta e un ritmo accattivante: la titletrack è la scossa iniziale che corre sul filo dell'elettro-pop-rock (qui riemergono per un attimo i primi riff di chitarra dei White Lady, band modenese con la quale Filippo ha mosso i primi passi). Ci sono poi brani che vanno ascoltati uno dopo l'altro, profondamente legati nel significato e nelle intenzioni del suo autore e interprete: da “Quello che non sai”, in cui Nek rivela scomode verità, a “Nati insieme”, pezzo elettrico, teso e serrato con cui si avverte l'urgenza, in amore, di ricostruire e di scegliersi ogni giorno. Fino alla più dolce e raffinata “Io ricomincerei”, inno al sentimento e all'autenticità, collante per gli “acrobati romantici”. “Prima di parlare” prosegue con “Fuori pericolo”, che invita a salvarsi da un amore sbagliato, “Con le mani chiuse”, grido amaro che incita a reagire al dolore per meritare il futuro, e “Invisibile”, con la quale Nek descrive l'importanza di vivere l'incanto e il mistero delle cose che esistono ma che non si possono vedere (come la fede e l'amore). Menzione a parte va fatta per “Credere amare resistere” (probabilmente il prossimo singolo estratto dall'album): la canzone è dedicata a Sofia, bambina affetta da una malattia rarissima e degenerativa, e a tutti quei genitori e bambini che si trovano a soffrire, a sperare e a lottare ogni giorno per cercare una cura. “Prima di parlare” si chiude in bellezza con la perla “Se telefonando”, rilettura rispettosa e coinvolgente del capolavoro di Mina-Morricone. (s.m.)
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