Gazzetta di Modena

La ribellione di Antigone che parte dal Senegal

di Chiara Bazzani
La ribellione di Antigone che parte dal Senegal

Teatro delle Passioni, da stasera in scena la tragedia diretta da Massimo Luconi «Il lavoro è nato quattro anni fa come un progetto di formazione in Africa»

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MODENA. Da stasera fino a sabato, va in scena Antigone al Teatro delle Passioni (stasera ore 21, domani ore 15, e sabato ore 19 45), e al termine della recita di sabato, nel foyer del teatro, la compagnia incontrerà il pubblico.

Lo spettacolo, per la regia di Massimo Luconi, è liberamente tratto dall'opera di Jean Anouilh, ed è l’esito di un lungo percorso laboratoriale che il regista ha svolto in Senegal. Attraverso la storia di Antigone rivive uno dei miti che da più di due millenni attraversa la nostra civiltà; ribelle, eroica, Antigone si oppone alle leggi dello stato in nome dei diritti sacri della famiglia, una figura di tragica attualità nella storia dell’Africa contemporanea, dove è forte la dicotomia fra cultura tradizionale del villaggio ed emarginazione, fra leggi dello stato, spesso dei regimi dittatoriali, e leggi non scritte della grande famiglia africana solidaristica e protettiva.

Lo spettacolo nasce in Senegal?

«Il lavoro nasce dalla mia assidua frequentazione con l'Africa occidentale, in particolar modo il Senegal. Sono ormai 25 anni che in vario modo ho con quella terra dei rapporti legati a progetti televisivi e teatro. In particolare questo progetto nasce circa 4 anni fa nel nord del Senegal come progetto di formazione, senza avere la finalità della messa in scena. Poi nel corso di varie tappe di questi incontri ho capito che c'erano alcuni giovani bravissimi. Lo spettacolo è nato dunque a poco a poco, e sono contento che siamo riusciti a portarlo in un circuito professionale italiano ed europeo».

Il testo si mantiene in lingua francese. È stato un ostacolo per la diffusione dello spettacolo?

«Nonostante il francese, ho avuto un ottimo riscontro finora, soprattutto ha funzionato la struttura, specialmente sonora, dello spettacolo, fatta di una musicalità molto intensa. Il testo è la traduzione fatta da Anouilh in francese del testo di Sofocle, che crea un rapporto tra Creonte e Antigone molto più complesso dell'originale. Non è il testo completamente integrale, però ci sono tutte le fasi salienti».

Com'è la struttura?

«È come fosse una lunga cerimonia che si dipana per tutto il corso della storia, quindi questo alla fine da il senso di sacralità che è molto forte nella cultura senegalese, e non solo quella religiosa, anche nella quotidianità. C'è un senso del sacro che appartiene molto anche ai giovani senegalesi. Poi il testo è recitato su un impianto europeo, Su una struttura di teatro moderno, europeo, che appartiene al mio mondo ho dunque inserito una struttura più arcaica che è questa del racconto orale, del cantastorie, molto legata al mondo mistico, religioso e spirituale africano».

Ci sono anche parti recitate nella lingua senegalese?

«La parte del narratore, che in Anouilh è tenuta nel prologo e nella parte del coro io lo faccio raccontare da un "griot", che è il cantastorie africano, il punto di riferimento anche delle storie che fanno parte di una comunità, e qui è quello che cuce il racconto cuce la tessitura della storia di Antigone. Ho preso un griot che parla "wolof", una lingua arcaica e legata al mondo africano».

La scena come si presenta?

«C'è un aspetto scenografico molto scarno, o meglio arcaico. Gli attori sono tutti in scena come fossero dei naufraghi alla deriva, e, sullo sfondo, una grande parete di ferro arrugginito».

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