Gli autoritratti dei maestri
Al Centro Muratori artisti tra Otto e Novecento si rivelano
MODENA. Molto facile un “selfie”: oggi le diavolerie digitali consentono una continua rappresentazione di sé in circostanze diverse. Già la tradizionale macchina fotografica aveva permesso di registrare su carta, senza difficoltà, la propria presenza. Più fatica hanno fatto pittori e scultori ad offrire la dimensione, non solo figurale, della propria immagine. E la singolare rassegna, di una trentina di autoritratti, tra dipinti e sculture, da domani (inaugurazione alle 16.30), al Centro Studi Muratori, ci portano a scoprire artisti modenesi del passato. Una ricognizione tra Otto e Novecento, organizzata da Giancarlo Corrado, che acquista valore di documento, con notazioni di costume del tempo.
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Più che celebrazione di sé, c'è orgoglio da parte degli artisti del proprio lavoro (talvolta alcuni indossano un caratteristico copricapo), affrontato con gli arnesi del mestiere (pennelli, tavolozza, oggetti vari...), come Adeodato Malatesta, primo direttore dell'Accademia Atestina, Augusto Valli, Giovanni Forghieri, Aldo Roncaglia, Bruno Semprebon, Tato Bortolucci. Una piccola sequenza di esistenze creative nella inviolabilità del proprio atelier, cui si aggiungono ritratti che esplorano la relazione che gli artisti hanno con la loro immagine nella vita quotidiana: dai fieri Elpidio Bertoli, Augusto Zoboli, Adriano Boccaletti, Ermanno Vanni, Marino Quartieri (scultura), ai pacati Nereo Annovi (una sua immagine è alla Galleria dell'Autoritratto degli Uffizi di Firenze), Casimiro Jodi, Augusto Baracchi, Claudio Spattini, Gaetano Bellei, Mario Gherardini (scultura), Gianni Cavani, Pietro Pagliani, Gino Molinari, Gino Scapinelli (primo direttore artistico del Circolo degli Artisti), Leo Masinelli, Antonio Bacchini, Uber Coppelli. Diverse le fasce d'età, indicate anche da particolari (barbetta, baffi, cravatta, camicia, sigaretta in bocca...).
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Speciale il mantello di cui si copre il pavullese Carlo Minelli, e in modo originale si presenta Tino Pelloni nei panni di Arlecchino. C'è chi non rinuncia ad un amabile umorismo, ad una vena ironica, ad una arguzia caricaturale, impiegando soprattutto il segno: in primo luogo Mario Molinari e poi Mario Vellani Marchi, Enrico Prampolini, Enzo Trevisi, Arcangelo Salvarani, Anton Celeste Simonini, Ghigo Zanfrognini. Tutto determina una irripetibile individualità in una tensione della scoperta anche intima di sé, come artista e come uomo.
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