Antigone, un’occasione rara
MODENA. Nato come progetto contro ogni discriminazione razziale, i conflitti, le intolleranze religiose, l'“Antigone. Una storia africana” che Massimo Luconi ha tratto dal testo scritto da Jean...
MODENA. Nato come progetto contro ogni discriminazione razziale, i conflitti, le intolleranze religiose, l'“Antigone. Una storia africana” che Massimo Luconi ha tratto dal testo scritto da Jean Anouilh nel 1941 (proposto al Teatro delle Passioni da giovedì a questa sera, h. 19,45) ci sembra andare ancora più in profondità, scavando nell'attualità di un mito che, pur generato nel mondo classico, ha conservato integralmente la propria potenza evocativa.
Lo spettacolo, che vede in scena sei attori senegalesi che recitano parte in francese e parte in “wolof”, arcaica lingua africana, (con sopratitoli in italiano), è nato da un lungo laboratorio tenuto da Luconi a Saint Louis, antica capitale del Senegal. La storia è introdotta, con funzioni di coro, da un “griot”, un tipico cantastorie africano, e si dipana avendo come sfondo la desolazione di un luogo che potrebbe rammentare sia la desolazione di una bidonville che quella di una zattera di profughi. Il testo è stato come prosciugato per conservarne l'assoluta essenzialità che se, per un verso, ne rimarca l'asciutta didascalicità, dall'altro permette di soffermarsi con giusta enfasi sulle affermazioni quasi apodittiche dei protagonisti. Antigone, che sceglie il sacrificio piuttosto di cedere sul piano dei principi e del diritto alla libertà individuale, e Creonte, il re che deve assistere al massacro della propria famiglia per non tradire le leggi da lui stesso introdotte, emergono con l'efficacia e l'energia della recitazione di due giovani attori capaci di trasmettere l'intensità di una realtà intrisa di spiritualità, di senso di appartenenza a una storia ancestrale. La forza dell'anima africana, intrecciandosi col mito sofocleo, rende lo spettacolo un'occasione assai rara, oggi, di avvicinamento a un'esperienza catartica, aiutata dalla scena disegnata dalle luci inquietanti, vagamente romantico/caravaggesche, di Roberto Innocenti, e dai magnifici canti intonati dagli attori, in cui rivivono i toni dolorosi di una mistica cerimonia funebre attinta dalla tradizione dell'Africa equatoriale.
(Questa sera, per la rassegna “Conversando di teatro” al termine dello spettacolo la compagnia incontrerà il pubblico nel foyer delle Passioni.
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