Vecchioni: vi canto la passione per la cultura
Il cantautore ospite della serata per l’Unicef spiega il recital che offrirà e che si rifà anche al suo libro “Il mercante di luce”
MODENA. Roberto Vecchioni è al Forum Eventi, questa sera dalle 21. L'occasione è il Premio Ragno d’Oro e il concerto in favore dell’Unicef, con lo scopo di raccogliere fondi per i bambini orfani a causa dell’Ebola. Il Professore, presenterà anche il suo ultimo romanzo “Il mercante di luce”, uscito per Einaudi nell'ottobre dello scorso anno. I biglietti per la serata si possono acquistare in tutte le Agenzie della Banca Popolare dell'Emilia-Romagna e presso il Comitato Unicef in Via Calle di Luca, 24 a Modena (ingresso 20 euro). Al termine della serata Vecchioni incontrerà il pubblico per firmare le copie del suo libro.
Professor Vecchioni, ci parli del concerto che parte da una causa nobilissima, beneficienza per l'Unicef.
«Sì, sono anni che collaboro con Unicef, così come con altre associazioni come Admo, perché mi sembra che sia giusto così. Per quanto riguarda il concerto, in realtà, è tutto poggiato su un libro “Il mercante di luce”, un romanzo importantissimo per me, il romanzo della mia vita, che dice e racconta quanto amore ho per la cultura, per le persone, per la vita».
Saranno letti degli estratti dal libro?
«Grandi tratti di questo romanzo saranno raccontati, ci saranno letture di poesie di autori antichi che si inseriranno nel tessuto organico del concerto. Non è un concerto solo di musica, oltre a 15 o 16 canzoni, scelte, volute, desiderate da me, soprattutto per impegno sociale d'amore e di cultura, ci saranno anche dei momenti di intervento e commento sul “che cosa ci stiamo a fare qui”, “chi siamo”, e “cos'è l'animo nostro”, detto in maniera molto semplice, non filosofica. Sicuramente è un appuntamento più letterario che musicale».
Può anticipare un'idea portante del libro?
«L'idea fondamentale è che la classicità, e tutto quello che ci ha insegnato il mondo antico, è fondamentale e che la cultura dipende tutta da quella interpretazione del mondo che hanno avuto i greci antichi del dubbio e della verità, un'interpretazione che è arrivata fino a noi attraverso tantissimi scrittori, tantissimi autori che devono tutto alla Grecia antica. Questo non tutti lo sanno ma nè Shakespeare nè Dante sarebbero mai nati se non ci fosse stata la Grecia antica».
Temi importanti ma affrontati con leggerezza?
«Assolutamente sì, non vuole essere pesante la cosa, è come dire: “rallegriamoci di questo fatto che abbiamo un'antichità che ci sorregge, un passato che ritorna e ci da delle illuminazioni, delle idee, ci da delle risposte e ci mette dei dubbi”. Sarà uno spettacolo particolare. Non se lo immagina nessuno di quelli che verranno, perché esuliamo un po' dal fatto semplice di cantare canzoni, bisogna motivarle, perché quelle parole? Perché quelle speranze? Perché quelle illusioni? Allora io mi ricollego a quelli che sono stati i miei insegnanti, che mi hanno dato questa passione per il mondo e per la bellezza».
La cultura è importante?
«Io parlo coi ragazzi dal liceo all'università da 45 anni. Quando dico loro che sotto qualsiasi azione umana esiste emozione e sentimento, loro capiscono subito che senza emozione e sentimento non si fa nulla. Questo è quello che tento di dare nelle canzoni, a scuola e nei miei romanzi. Il problema è che la cultura pare essere una cosa di pochi. È quello l'errore clamoroso, ma non è così. La cultura non è un fatto di pochi che parlano tra loro, la cultura è un fatto di costruzione e interpretazione e difesa e spiegazione di quelli che sono i nostri motivi di passioni nella vita. I ragazzi, il popolo, la gente deve capire che la cultura non è una parola così oscena».
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