Gazzetta di Modena

Marinoni: «Canto Marquez in un musical per voce sola»

di Chiara Bazzani
Marinoni: «Canto Marquez in un musical per voce sola»

L’attrice arriva a Modena con una trascrizione de “L’amore ai tempi del colera” in forma di opera musicale. Con lei sul palco Alessandro Nidi e Marco Caronna

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Questa sera Laura Marinoni è al Teatro Storchi in uno spettacolo fuori abbonamento, “Amore ai tempi del colera”, un lavoro di gradevole leggerezza e musicalmente colorato tratto dall'omonimo libro di Gabriel García Marquéz, che porta significativamente il sottotitolo “Operita musical per cantattrice e suonatori”. Diretta da Cristina Pezzoli, Laura Marinoni assieme ai due musicisti Alessandro Nidi (pianoforte), e Marco Caronna (chitarra e percussioni) che saranno sul palco con lei, rendono omaggio allo scrittore sudamericano Premio Nobel per la Letteratura, a un anno dalla sua morte.

«Mi tuffo nel mondo letterario del romanzo di Garcia Marquez, fatto con una voce sola e due musicisti - dichiara Laura Marinoni - È come srotolarsi dal ruolo dell'autore ed entrare nel vivo del romanzo dando voce e corpo a tutta la storia. I protagonisti sono due, Florentino e Fermina e la cosa che a me affascina di Garcia Marquez è questa sua capacità di rendere ogni piccolo cameo di ogni personaggio che entra nello svolgimento del racconto. C'è una tale ricchezza di umanità e anche di varietà di sentimenti!».

Laura, questo spettacolo la vede impegnata come cantante oltre che come attrice?

«Questa è una specie di fantasia musicale un musical per voce sola, e qui tutto il racconto è puntellato da melologhi, canzoni e musiche. Erano anni che avevo voglia di fare un progetto musicale. In passato ho studiato canto lirico, ma poi sono stata assorbita dal teatro. Dieci anni fa ho fatto l'Opera da tre soldi e dopo quello mi è tornata una voglia insopprimibile di esprimermi con la voce cantata».

Che importanza ha la voce per lei?

«Io sono sempre stata molto affascinata dalla voce, credo che in un attore la voce sia anche il corpo, è quella cosa che ti arriva nonostante uno vada a “vedere”. In realtà la prima cosa che fai con uno spettacolo è ascoltarlo. Mi ricordo che Vittorio Gassman, quando faceva i provini, si chiudeva gli occhi con le mani. Prima ascoltava, se poi gli piacevano le voci allora guardava gli attori. Io ho lo stesso tipo di approccio. Allora nasce da lì questa grande voglia di trovare nella propria voce tante possibilità espressive».

Cosa le è piaciuto di più del romanzo di Marquéz?

«La cosa che mi ha fatto innamorare di questo romanzo è non solo questo andar dentro e fuori da personaggi maschili e femminili, questa continua ginnastica, perché la vita stessa in fondo è una continua girandola in cui ci tocca di interpretare il maschile e il femminile di noi stessi, ma poi è questa visione della vita che anche nei casi più incredibili vale sempre la pena di essere vissuta, ed è una straordinaria favola».

Laura, lei è ha lavorato molto con Luca Ronconi, che è scomparso due settimane fa. Può dirci un ricordo importante che le ha lasciato?

«Ogni attore ha la sua esperienza personale con i registi. Io ho avuto la fortuna di fare dei grandi spettacoli con lui, specialmente per me è stato importante Lolita. Fu una sfida vinta, perché vinse il Premio Ubu, e fu una grandissima soddisfazione perché la cosa straordinaria di Luca era che era completamente fuori dagli schemi. In quell'occasione ebbe un'intuizione geniale sul mio personaggio, e intuì anche le mie corde più brillanti, e quasi comiche che nessuno aveva mai tirato fuori. Mi piace ricordarlo citando Lolita proprio perché se ora posso fare lo spettacolo di Garcia Marquez, con allegria e con leggerezza, è anche grazie al fatto che qualcuno come Ronconi, a un certo punto, mi ha fatto scoprire di essere un'attrice brillante».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google