Gazzetta di Modena

intervista all’ideatore e regista claudio longhi

«Tante conferme al progetto grazie a un tema vincente»

di Chiara Bazzani
«Tante conferme al progetto grazie a un tema vincente»

MODENA. «Il fatto di trovare la risposta di un pubblico così motivato mi convince del fatto che l'operazione che stiamo tentando è sensata e che sicuramente stiamo facendo un buon percorso con gli...

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MODENA. «Il fatto di trovare la risposta di un pubblico così motivato mi convince del fatto che l'operazione che stiamo tentando è sensata e che sicuramente stiamo facendo un buon percorso con gli amici che hanno deciso di seguirci in questo nuovoviaggio», commenta così Claudio Longhi il progetto teatrale “Carissimi Padri... almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915)”, promosso assieme a Ert Fondazione, a poco più di un mese dalla partenza.Carissimi Padri si snoderà per tutto il 2015 con una serie di spettacoli ed eventi che hanno lo scopo di coinvolgere la cittadinanza in un progetto culturale sul tema della Grande Guerra e degli anni che l'hanno preceduta.

Claudio cosa pensa del successo che sta riscontrando il progetto?

«Credo sia imputabile essenzialmente a due ordini di ragioni: il primo è il fatto che il lavoro svolto in questi anni, a partire soprattutto dal Ratto d'Europa, evidentemente ha prodotto dei risultati, ed è credo la dimostrazione concreta che effettivamente il teatro può diventare, o può tornare ad aspirare ad essere il punto di riferimento di una comunità, dove la comunità si interroga e riflette sul proprio destino; il secondo motivo è, credo, legato alla scelta del tema, che si sta rivelando “vincente”, nel senso che gli anni di cui stiamo parlando, gli anni della Belle Époque, rappresentano effettivamente una costellazione suggestiva del nostro immaginario. Quel rapporto di figliolanza che abbiamo voluto tracciare tra il nostro presente e quel mondo passato, effettivamente esiste, cioè abbiamo un legame reale con quel tempo, ed è una specie di strana chimera che ci affascina».

La Grande Guerra affascina di più, come tema, rispetto all'Europa?

«Se ragiono comparativamente rispetto al Ratto d'Europa emerge il dato che il tema “Grande Guerra” viene percepito come meno astratto di quanto non fosse il tema “Europa”. Parlo ovviamente facendo delle generalizzazioni. Con l'oggetto Europa si percepiva una sorta di distanza (non mi riferisco a un problema di ordine ideologico e di convinzione politica, che pure c'era) ma soprattutto lo si avvertiva come un tema astratto. La Grande Guerra, gli anni della Belle Époque sono temi che hanno già di per sè qualcosa di narrativo al loro interno, e li sentiamo come parte della nostra storia. Questa è la percezione che ho ogniqualvolta mi trovo ad affrontare il tema con i partner e con le persone che ci seguono, ma anche banalmente con i miei studenti all'Università che spesso uso come test per verificare la presa di determinati problemi».

La lettura de “La montagna incantata”, di Thomas Mann è un altro banco di prova di questo progetto. Che fino ad ora ha dato riscontri più che positivi...

«Sì, non era scontato che un romanzo complesso e tutto sommato pochissimo affabile in prima battuta come quello, attirasse tanto. Il genere di risposta che abbiamo avuto dimostra, devo dire, che è stato fatto un lavoro molto importante e intelligente di scelta degli attori, perché non è facile leggere “La Montagna Incantata”, e i lettori che abbiamo avuto fino a oggi hanno saputo evidenziarne quell'aspetto della scrittura di Mann di leggerezza ironica che lo rende molto più godibile di quanto non possa sembrare “prima facie”. Tra l'altro questo è anche il pretesto per una considerazione ulteriore. Nei nostri intenti, quando abbiamo messo mano al progetto Carissimi Padri, c'era la volontà di fare uno scatto in più rispetto al Ratto d'Europa, nel senso che su quel progetto avevamo consapevolmente puntato a operare per raggiungere un pubblico eminentemente non teatrale, utilizzando anche dei modi di cultura pop. Con Carissimi Padri la volontà era quella di non perdere il rapporto con quel genere di pubblico, ma anche di fare una proposta che associasse l'elemento pop a elementi più “colti” o “impegnati”. La scelta della lettura de “La montagna incantata” andava in quella direzione, e si è rivelata fin'ora una grande conferma».

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