Gazzetta di Modena

Elisir d’Amore di Donizetti per l’ultimo atto della lirica

Elisir d’Amore di Donizetti per l’ultimo atto della lirica

Oggi alle 15.30 e martedì alle 20 una coproduzione Comunale e Regio di Parma Regia di Marcello Grigorov. Cilluffo dirige l’Orchestra dell'Emilia Romagna

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MODENA. Va in scena oggi alle 15.30 e martedì alle 20 per la stagione lirica del teatro Comunale Pavarotti “L'elisir d'amore” di Gaetano Donizetti. L'opera si vedrà in uno spettacolo prodotto a Modena in coproduzione con il Teatro Regio di Parma, da dove proviene l'allestimento scenico, nato nel 1988 e ripreso nel 2003. La regia è di Marcello Grigorov, ripresa da un'idea di Francesca Zambello, scene e costumi di Nica Magnani, luci di Andrea Borelli. La parte musicale dello spettacolo è affidata a Francesco Cilluffo, qui alla guida dell'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna, del Coro del Teatro Regio di Parma - preparato da Martino Faggiani - e di un cast di rilievo internazionale formato nei ruoli principali da Jessica Nuccio (Adina), Celso Albelo (Nemorino), Julian Kim (Belcore) e Roberto de Candia (Dulcamara).

La seduzione è la vera protagonista di quest'opera, un gioco di relazioni vissuto con tenera e ineffabile leggerezza in uno dei pochi titoli comici di epoca ormai romantica ad essere stati accolti fra i successi popolari del repertorio lirico. In una sorta di antitesi al mito di Don Giovanni, Nemorino, ignorante e squattrinato, è reso ancora più sciocco da un'irriducibile “cotta” per Adina, istruita, ricca e smaliziata. Ma quello che parrebbe essere un corteggiamento senza speranza si trasforma, complice la passione sincera di Nemorino e una buona dose di fortuna, in una conquista a lieto fine. Donizetti mise qui la sensibilità nuova del melodramma ottocentesco al servizio di un'opera che alternava elementi di comicità esilarante a momenti patetici (“Una furtiva lacrima”), animando i personaggi di sentimenti veri e creando per la prima volta un contraltare alle maschere della commedia rossiniana.

La semplicità dei personaggi e della drammaturgia musicale si trasforma in questo allestimento nella purezza di una visione scenica che ha visto nell'Elisir d'amore un messaggio di umanità nato dalle ultime propaggini dell'Illuminismo settecentesco. «Siamo d'estate; al caldo, all'ombra di verzure ombrose, s'intreccia la consueta storia del triangolo amoroso dell'opera comica, ma fortunatamente il romanticismo riesce ugualmente a sedurci col suo profumo sottile» dice Nica Magnani. «Affiorano qua e là sensazioni ancora settecentesche, che cerchiamo di trasmettere e riconoscere nei colori della scena e dei costumi. I giochi ingenui degli oggetti scenici sono ancora intrisi di spirito neoclassico. Interviene la magia chiassosa, eclatante di Dulcamara, arriva lui stesso dal cielo, lui personaggio un po' demodé, ma con mezzi futuribili. Con un inganno scherzoso si trasforma da imbonitore in un carissimo cupido. È una storia a lieto fine, descritta nell'esuberanza di luci spendenti e calde, seguita nella sua vicenda dalle stelle, dalla luna, dal sole, dal grano come da grandi amici in un paese colorato e sempre in festa». «Nell'Elisir assistiamo a una contrapposizione musicale con il belcanto in auge fino ad allora - aggiunge il regista - Donizetti ci offre una musica dalla quale scaturiscono i sentimenti, chiaro sintomo del consolidamento del romanticismo che avanza. Quella dell'Elisir è musica che non necessita di caratterizzazioni macchiettistiche dei personaggi, lo svolgimento del racconto appare quasi come un'azione filmica che spiega in modo molto semplice, e musicalmente coinvolgente, il susseguirsi degli avvenimenti».

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