Lino Guanciale: con Modena c’è stata un’attrazione fatale
MODENA. Va in scena stasera, alle 21.15, su RaiUno, la prima puntata de “La Dama Velata”, la nuova fiction ambientata all’inizio del Novecento che vede protagonisti l’attrice Miriam Leone nei...
MODENA. Va in scena stasera, alle 21.15, su RaiUno, la prima puntata de “La Dama Velata”, la nuova fiction ambientata all’inizio del Novecento che vede protagonisti l’attrice Miriam Leone nei panni di Clara Grandi e il “modenese” Lino Guanciale nel suolo di suo marito Guido. Clara è figlia del Conte Vittorio Grandi. La donna è cresciuta in campagna affidata a una famiglia di contadini perché il padre l’ha ritenuta l’unica responsabile della morte della moglie, separandola in questo modo dal fratello gemello. Poi il Conte ordina alla figlia di tornare nella tenuta di famiglia a Trento dove deve sposare un uomo e avere un erede: col passare del tempo si innamorerà di lui e cercherà allo stesso tempo di farlo innamorare, ma qualcuno vorrà rovinare il suo matrimonio. Suo marito Guido è un uomo dal passato misterioso e Clara vorrà scoprire cosa nasconde, ma lungo la via inciamperà in inganni e intrighi che la porteranno a soffrire molto. Qualcuno poi tenterà di ucciderla ma Clara tornerà sotto mentite spoglie e coprirà il viso con un velo nero per non essere riconosciuta.
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Lino Guanciale, nato in Abruzzo, ormai ha scelto Modena come residenza abituale da dove si sposta per impegni di lavoro. Da quando ha girato la prima serie di “Che Dio ci aiuti”, lo si vede spesso sotto la Ghirlandina. Attualmente è impegnato, con altri attori, al progetto “Carissimi Padri” sulla prima guerra mondiale. Venerdì è stato a Finale mentre sabato ha tenuto un applaudito spettacolo ai Musei Civici di Modena insieme al collega Eugenio Papalia. È stata l'occasione per farci raccontare della nuova fiction.
«Da stasera e per sei puntate si snocciolerà la vicenda che ruota attorno ad una famiglia - spiega l'attore - È una storia tipica dei primi del Novecento dove si respira aria di libertà dei protagonisti. Dal bel personaggio positivo interpretato da Miriam Leone a quello che interpreto io che è simpatico ma nasconde tanti lati oscuri».
La fiction racconta quello che la storia ufficiale non racconta.
«Esatto. Tratta di come le donne hanno dovuto lottare per guadagnare una funzione sociale diversa, per esaudire i propri desideri, le proprie aspirazioni in un mondo di uomini che tendevano a soffocarle. Racconta anche di come certi uomini insofferenti alle regole del proprio tempo, pur tra tanti conflitti, riescono a cambiare il mondo col proprio desiderio di novità».
C'è qualche analogia tra il Novecento e la vita di oggi?
«Analogie con l'attualità ne ho trovate insospettabilmente parecchie perché tutti i personaggi combattono per la propria libertà. Alcuni più di altri incarnano il forte desiderio di cambiamento. Ho trovato tante affinità tra quel tempo e il nostro. C'erano degli avamposti della società che erano molto avanti».
Ricordiamo che sei impegnato anche nel progetto “Carissimi Padri”.
«Anche questo è incanalato nel primo Novecento. Sono un po' vintage. È un progetto a cui teniamo moltissimo e lo staff di lavoro è lo stesso del “Ratto d'Europa” e “Arturo Ui”. Un gruppo di persone che lavora da tanto e bene su Modena. Stiamo avendo una risposta importante da parte della città. Ad ogni spettacolo c'è sempre tanta gente».
Modena è diventata la tua nuova residenza?
«Ormai tutti i miei fine settimana, quando posso, sono modenesi. Attualmente sono impegnato con le riprese di una nuova serie televisiva par RaiUno, “Il sistema”, un poliziesco che stiamo girando a Bari. Ma sono sempre a Modena anche per gli impegni di lavoro».
Nicola Calicchio
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