Venturelli, un’antologica dalla natura all’arte
All’Alexander Museum Palace di Pesaro mostra del formiginese che nell’86 ha esposto alla Biennale
PESARO. Dalla serie “furto con strappo” alle sculture “anima & corpo della pittura”, dai “materici” ai “full metal jacket” e alla serie “gli amici del criminale Cesare Battisti”: è l'iter creativo dal 1978 ad oggi di Adriano Venturelli che ritorna prepotentemente sulla scena espositiva, con l'antologica, fino a venerdì, presso l'Hotel Alexander Museum Palace di Pesaro, in viale Trieste 20. Un luogo concepito come opera d'arte globale, con le sue 63 stanze che godono di interventi artistici, con dipinti e sculture di maestri contemporanei e un apposito spazio per eventi culturali. È qui che l'artista di Formigine (ha partecipato, su invito di Giorgio Celli, nel 1986 alla Biennale di Venezia, nella sezione “Arte e Biologia”) presenta la sua opera “d'identità mutevole e di ricerche plurali”, come sostiene, nel catalogo della mostra promossa dalla società “Anima& Corpo”, il critico Claudio Cerritelli, soffermandosi sul suo “percorso poliedrico e diramato su molteplici fronti di ricerca, dalla perizia grafica del segno alle sperimentazioni materiche, dalle costruzioni geometriche alle insorgenze dell'informe, dai rilievi plastici alle disgregazioni del colore calcolate sul piano della superficie”.
Circa tre anni di indagini, dal 1978 al 1980, per le opere “furto con strappo”, dove le carte fatte a mano acquistano rilievo nelle forme e nella matericità per lo strappo che l'artista effettua, dopo averle incollate, dalle rocce, per catturare aspetti della natura. Carte, di naturalezza costruttiva, nutrite poi del colore ad olio. Su un progetto plasticamente forte si fondano i lavori “Anima & Corpo della Pittura” (1980-885), dalle strutture architetturali che, ricavate da irregolari geometrie nel legno, si connotano di sontuose decorazioni policrome. Nei “materici” (1985-90), invece, la tela si contamina di forme strappate dalla natura, ma anche di collage di fogli sovrapposti, di argille, di polvere di marmo, di colori, per immagini astratte di spessori variabili. A dare corpo al quadro è, in “Full metal jacket”, ancora la materia nella carnalità di forza plastica determinata da gesso che si solidifica anche attraverso il respiro dell'artista, da polvere di metalli lavorati e lucidati a mano, con interventi a punta di scalpello. Singolare il progetto di denuncia che Venturelli fa con le opere riguardanti “Gli amici del criminale Cesare Battisti”. Ne ha realizzate 25 ma vuole giungere a 100 dipinti, ognuno dei quali reca in un timbro sulla tela il nome di quelli della nota “Lista Camilla” che nel 2004 compilarono un appello per la liberazione dell'ex terrorista. “Lo stupore e la rabbia di Venturelli - scrive Sharon Di Carlo - nasce nell'osservare come uomini definiti intellettuali potessero prendere le difese del protagonista della cronaca nera degli anni '80”. “Cattivi maestri, complici del sangue versato” li chiama l'artista che carica le superfici di rosso che si offre come pienezza emotiva, veemenza e furore della violenza.
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