Con Marquez una strepitosa Laura Marinoni
Romanzo di enorme successo, “L’amore ai tempi del colera” di Marquez ha conosciuto un’importante riduzione cinematografica, diretta da Mike Newell, che conserva l’ampio respiro narrativo del testo....
Romanzo di enorme successo, “L’amore ai tempi del colera” di Marquez ha conosciuto un’importante riduzione cinematografica, diretta da Mike Newell, che conserva l’ampio respiro narrativo del testo. Veramente una sfida è invece stata quella di Cristina Pezzoli e Laura Marinoni, regista e interprete dell’adattamento teatrale del romanzo in scena allo Storchi la scorsa settimana, al Mac Mazzieri di Pavullo giovedì e stasera al Fabbri di Vignola, poiché l’intera vicenda è stata condensata in un monologo con un adeguato accompagnamento musicale. In esso Laura Marinoni dà vita a tutti i protagonisti principali che si alternano nella selezione delle scene fondamentali della storia, per quanto la figura che alla fine emerge principalmente sia quella di Fermina Daza, la donna perdutamente amata da Florentino Ariza ma sposata da Juvenal Urbino. Gli intrecci familiari e amorosi, che danno origine ad una vera e propria epopea romantica trattata, peraltro, con la finissima ironia tipica dello scrittore sudamericano, riemergono in un racconto di grande fascino alternato a interventi musicali di sostanziale matrice caraibica con incursioni, peraltro, fra composizioni di Jannacci, Brel e Jony Mitchell, di cui risente positivamente l’atmosfera di uno spettacolo capace di scarti sorprendenti, benché il tema amoroso sia quello dominante e alla fine quello che indirizza su binari decisamente commoventi la rappresentazione. Bravi, sul palco, Alessandro Nidi e Marco Caronna, i musicisti che accompagnano e in certo senso indirizzano lo spettacolo, ma strepitosa è Laura Marinoni, che fa sua questa “operetta musical per cantattrice e suonatori” con una duttilità, una versatilità e un’intensità che certamente non scopriamo oggi, ma non possono che confermare le sue grandi doti d’artista. La sapiente regia di Cristina Pezzoli guida l’attrice nella ricostruzione non facile della complessità delle diverse scene come scarnificate, per il monologo, ma la Marinoni è in grado di restituire immagini più che convincenti sia dei caratteri che degli ambienti con una presenza scenica davvero potente, rivelando il possesso di doti anche canore di assoluto riguardo.
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