Spota: vi presento il mio Lego riflessione sui rapporti umani
Il coreografo illustra il suo lavoro che arriva in prima nazionale con Aterballetto A completare il programma un brano di Mauro Bigonzetti e uno di Johan Inger
MODENA. Va in scena stasera alle 21 e domani alle 16 lo spettacolo di Aterballetto per la stagione di Danza al Comunale. In programma, tre diverse coreografie presentate nel quadro di un rinnovamento del repertorio della compagnia che affianca autori internazionali a nuovi talenti italiani. Abbiamo incontrato il coreografo Giuseppe Spota, 31 anni, originario di Bari, danzatore di Aterballetto prima del successo in numerose compagnie tedesche (Gauthier Dance Company e Hessisches Staatstheater Wiesbaden), che presenterà in prima assoluta lo spettacolo “LEGO”, con il quale torna, in veste di coreografo, nella compagnia da dove è partito.
Ponti, legami, strade da seguire per cercare se stessi, per cercare amore, amicizia, famiglia, vita: questo spettacolo si ispira a valori tradizionali, senza tempo, raccontandoli in chiave contemporanea e attraverso un linguaggio, quello della danza, chi ben si presta ad esprimerli in modo non convenzionale.
«Il messaggio dello spettacolo è far notare allo spettatore quanto e come i rapporti tra la gente e con il mondo che ci circonda stiano cambiando. L'avvento delle nuove tecnologie è uno dei motori principali di questo cambiamento. Mi piace dire che occorre “tagliare questo elastico virtuale” per tornare alla dimensione reale dei rapporti e dei legami».
“LEGO” parla alle nuove generazioni ma non solo, esattamente come l'avvento della tecnologia interessa ogni età.
«È uno spettacolo non didascalico, che parla a tutti e vuole toccare la sensibilità dello spettatore pur lasciando libera interpretazione all'occhio, per sentirsi pienamente in relazione con il danzatore. Voglio sempre portare in teatro quello che succede nella quotidianità e lo spettacolo parla di temi, sentimenti e valori che tutti conosciamo e in cui tutti possiamo ritrovarci, a partire da me che vivo continuamente il cambiamento nella mia attività artistica e con esso l'evoluzione dei legami. “LEGO” parla di eventi che stabiliscono unioni, che si trasformano in altri eventi, della necessità suprema e ineluttabile di camminare, di realizzare, mattone dopo mattone, la via da percorrere, di comprendere coloro che ne faranno parte e di raccogliere tasselli senza i quali molti rapporti non sarebbero tali.
Come nasce la scelta del titolo dello spettacolo?
«Anche se non c'è nessun riferimento nello spettacolo al gioco “Lego”, riesco sempre a trovare un doppio significato nelle parole, è questo titolo rappresenta una buona sintesi: i legami sono anche delle costruzioni, legare è costruire, attraverso l'incontro di mani e di corpi, nella consapevolezza che se uno non incastra bene ogni mattoncino la costruzione non avviene, esattamente come avviene giocando con i Lego».
Di Mauro Bigonzetti, per dieci anni direttore artistico di Aterballetto e dal 2008 al 2012 suo coreografo principale si vedrà invece “Vertigo”, un passo a due creato nel 2006 e rimasto con successo nel repertorio della compagnia. La serata si completerà con “Rain Dogs”, per una coreografia di Johan Inger creata per il Balletto di Basilea e riallestita per Aterballetto nel 2013.
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