Gazzetta di Modena

l’intervento

Un Elisir d’amore che ha evitato le facili trappole del populismo

di Claudio Gavioli

di Claudio Gavioli Confesso che ero curioso di vedere come avrebbero risolto la regia de “L'elisir d'amore” andato in scena al teatro Comunale la scorsa settimana. Nelle note distribuite in sala si...

2 MINUTI DI LETTURA





di Claudio Gavioli

Confesso che ero curioso di vedere come avrebbero risolto la regia de “L'elisir d'amore” andato in scena al teatro Comunale la scorsa settimana. Nelle note distribuite in sala si accennava al fatto che già Luchino Visconti, in “Bellissima”, si era avvalso della musica di Donizetti per rimarcare la perfidia con cui un regista falso e imbonitore (il grande Alessandro Blasetti in veste di attore) si prendeva gioco delle aspirazioni di una popolana (Anna Magnani) convinta di essere la madre di una bimba prodigio.

Questo per sottolineare la modernità di un tema (il libretto è del 1832, il film degli anni Cinquanta), più che mai attuale anche ai giorni nostri. L'opera infatti racconta la dabbenaggine di un contadino povero e analfabeta (Nemorino) invano innamorato di una bella paesana (Adina) che snobba i suoi affanni in cerca di un partito più solido con cui convolare a nozze (Il sergente Belcore).

Le speranze di Nemorino si rianimano quando arriva in città il “dottor” Dulcamara “esperto” in arti farmaceutiche, cialtrone e truffatore, che promette al giovane una pozione miracolosa (e parecchio costosa) che farà cadere tutte le donne ai suoi piedi compresa l'amata riottosa. In realtà di tratta solamente di Bordeaux di scadente qualità ma il giovane, suggestionato ed entusiasta, non se ne accorge.

Come accennavo, il tema del raggiro, della mascalzonata, della promessa fatua, ben si addice alla nostra storia politica recente. Tremavo quindi al pensiero che, sull'onda della vocazione ad attualizzare la messa in scena, il regista mostrasse Nemorino come un candidato alle elezioni trombato dal cinico e navigato politicante Dulcamara, tutto “chiacchiere e distintivo”, opportunista e truffaldino.

E che l'innocente Adina, non appena appreso che Nemorino si era arricchito in virtù di una inaspettata eredità, si tramutasse in una disinvolta olgettina. Tutti in cravatta con gessato doppio petto a circolare sul palco alla guida di prepotenti SUV.

Per fortuna la messa in scena di Marcello Grigorov ha schivato ogni trappola populista: l'unico mezzo che si muoveva sul palco era una suggestiva mongolfiera da cui Dulcamara, amabile buffone, dava vita ad una commedia dell'arte in uno scenario da fiaba antinaturalista, intriso di sogno e di ironia e impreziosito dall'ottima prestazione canora dei protagonisti che hanno così contribuito a chiudere la stagione operistica nel migliore dei modi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google