Gazzetta di Modena

Bianca e quei “7 minuti” che valgono un’esistenza

di Chiara Bazzani
Bianca e quei “7 minuti” che valgono un’esistenza

Da stasera a domenica al Teatro Storchi Ottavia Piccolo diretta da Gassman «Il testo di Massini racconta una battaglia operaia specchio dei nostri tempi»

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Al Teatro Storchi va in scena, da stasera (ore 21) fino al 29 marzo, “7 minuti”, il nuovo spettacolo diretto da Alessandro Gassman, con Ottavia Piccolo. Su un testo di Stefano Massini che si ispira a una storia vera, lo spettacolo narra la vicenda di undici donne. L’azione si svolge nello spogliatoio di una fabbrica, con un tavolo, sedie scompagnate e gli armadietti delle dipendenti e, al centro dell'azione Bianca (Ottavia Piccolo). Bianca è la rappresentante delle operaie all'interno del Consiglio di Fabbrica, la voce che tenta di far prevalere la giustizia sulla logica di guadagno della Dirigenza che vorrebbe imporre il suo ricatto: sottrarre sette minuti alla pausa delle lavoratrici.

Ispirato a un fatto di cronaca del gennaio 2012 accaduto a Yssingeaux, nell’Alta Loira, dove si è svolto uno spietato braccio di ferro fra le dipendenti di uno dei massimi colossi industriali francesi, quello che Massini ha voluto ritrarre è lo straordinario mosaico di quel conclave tutto di donne, chiamate a votare “sì o no” non solo alla propria sorte, ma anche a quella di chissà quante altre fabbriche.

Chi è Bianca?

«Bianca - spiega Ottavia Piccolo - è l'operaia scelta come rappresentante. La cosa importante è che Bianca non è una sindacalista. Massini traduce e mette nel personaggio di Bianca una competenza dovuta al fatto che è la più anziana, e quindi nel consiglio di fabbrica è quella che fa da tramite tra la proprietà e le altre operaie. Bianca non è un personaggio granitico. Non fa comizi, cerca insieme alle sue compagne di discutere, di parlare. Quello che lei vuole è proporre una discussione, perchè sembra che il dialogo sia la cosa più importante. Ovviamente tutte hanno la loro parte di ragione. Non ci sono gli operai buoni o i padroni cattivi. Ci sono delle persone reali che parlano dei loro problemi e raccontano cosa rappresenta il lavoro per loro. In questo senso Bianca è un catalizzatore».

Nelle note di regia si è parlato di "madre coraggio" per questo personaggio.

«Ma manco per niente. Ci tengo a evitare gli stereotipi. Appena c'è una donna di una certa età che si batte per qualche cosa diventa immediatamente "madre coraggio". Non è così. Però è sicuramente una donna che ha i piedi per terra e alla fine viene colpita nella sua idea di discussione perchè le altre in fondo le dicono "sì, ma tu parla così perchè puoi permetterti di difendere le questioni di principio, perchè tanto non hai più molto da perdere, mentre noi siamo all'inizio della nostra vita lavorativa!". Quindi c'è anche un conflitto generazionale molto forte che esiste davvero nella nostra società in cui i giovani avvertono la precarietà del loro lavoro».

È un discorso che vale per tutte le categorie di lavoro.

«Sì. Il discorso è molto articolato. Il testo di Massini non è un testo a senso unico, non è un testo ideologico. È un testo sulla responsabilità individuale. Ormai siamo abituata a pensare solo a noi stessi e non ci preoccupiamo più della comunità. Bianca si batte anche per questo».

La scenografia è realistica?

«Sì. Questo è un testo realistico e Gassman ha deciso di seguire le sue indicazioni. Secondo me è giusto che sembri vero, ma in teatro tutto "sembra" vero, ma noi sappiamo che la vita è una cosa diversa. La verità non c'è in teatro, perchè la vita è un'altra cosa. Noi sappiamo che stiamo raccontando una storia a delle altre persone che accettano di sospendere la credibilità e partecipano alla finzione».

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