Viaggio in barca per scoprire il senso della vita
“Io sono il vento” di Jon Foss fino a domenica al Teatro delle Passioni con la regia di Lukas Hemleb
Ideata da Pietro Babina, la scenografia di "Io sono il vento" di Jon Fosse (in scena, con la regia di Lukas Hemleb, al Teatro delle Passioni fino a domenica prossima), ridotta all'osso, è una sorta di gigantesco lego col quale gli interpreti giocano ricostruendo gli spazi, il contesto entro cui si svolge la vicenda. In una penombra squarciata da raggi di luce dinamici, lo spazio risulta soggetto a continua metamorfosi, che forse dovrebbe raffigurare l'evoluzione dello stato interiore dei protagonisti, ma in verità non siamo sicuri che ciò accada veramente; tuttavia, ciò che si genera rimane altamente suggestivo, benché alla fine lo spettatore rimanga con ulteriori quesiti irrisolti rispetto ai già tanti proposti nel testo, ma tant'è: con questo dramma Fosse sembra proprio introdurci a questioni senza possibilità di soluzione, che poi potrebbero riassumersi nella domanda "perché si vive?".
Due uomini partono, dopo lunga discussione, con una barca, verso un'isola nuda. Nulla sappiamo di loro, solo poco a poco impariamo a distinguere l'aspirante suicida e l'altro, che lo invita a resistere al gesto estremo, o più ancora che cerca di capirne, senza successo, le motivazioni.
Il tutto avviene come in una realtà sospesa, entro una nebbia ricca di significati simbolici e con una reiterazione sistematica di gesti, parole, concetti. Frasi sintetiche, affermazioni basilari, per arrivare presumibilmente a conferire un senso a un viaggio verso l'ignoto, l'infinito.
Jon Fosse, considerato uno dei maggiori drammaturghi contemporanei, è particolarmente abile proprio nel saper dosare parole e silenzi nella costruzione dei dialoghi, che così facilmente assumono valori emblematici, assoluti. Davvero bravi sono nello spettacolo Giovanni Franzoni e Luca Lazzareschi, per come riescono a non perdere l'orientamento in tanto buio e tanti silenzi, riuscendo poco alla volta a coinvolgere pienamente lo spettatore inizialmente tenuto a distanza dalla freddezza con la quale l'azione viene presentata.
Gelo, buio avvolgono le parole, le persone, le cose, come nel più stereotipato paesaggio scandinavo, come nel più diretto, crudo contatto con i misteri sottesi all'esistenza dell'uomo, alla vita e alla morte.
Oggi alle 15,30 al Teatro delle Passioni incontro con gli attori Franzoni e Lazzareschi.
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