Gazzetta di Modena

ultima replica oggi alle 15.30

Una strepitosa Ottavia Piccolo per una piece sul diritto al lavoro

di Andrea Marcheselli
Una strepitosa Ottavia Piccolo per una piece sul diritto al lavoro

MODENA. Coprodotto da Emilia Romagna Teatro e dai Teatri del Veneto e dell’Umbria, “7 minuti” di Stefano Massini, nell’allestimento diretto da Alessandro Gassman, in scena allo Storchi in questi...

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MODENA. Coprodotto da Emilia Romagna Teatro e dai Teatri del Veneto e dell’Umbria, “7 minuti” di Stefano Massini, nell’allestimento diretto da Alessandro Gassman, in scena allo Storchi in questi giorni e con ultima replica proprio oggi alle 15.30, è uno di quegli spettacoli che si vorrebbe vedessero un po’ tutti per l’occasione che offre, assai rara, di discutere su temi assolutamente fondamentali della nostra realtà quotidiana troppo spesso affrontati attraverso stereotipi, pregiudizi, semplificazioni, strumentalizzazioni.

Invece, la questione del diritto al lavoro, presupposto di una vita dignitosa, merita l’ampio respiro di una trattazione che miri alla concretezza delle singole situazioni, come quella di un fabbrica i cui responsabili pongono i lavoratori di fronte ad una proposta controversa: rinunciare a sette minuti di intervallo, su quindici totali, per non chiudere.

Ispirato ad una storia vera vissuta in Francia alcuni anni or sono, quello che potrebbe apparire come una banale querelle sindacale si rivela, poco alla volta, essere un problema profondo che potrebbe dare il via a uno sgretolamento progressivo dei diritti acquisiti, scaricando il peso delle difficoltà congiunturali tutto sui lavoratori.

Lo spettacolo vive essenzialmente dei drammi individuali e di classe che emergono nelle discussioni tra le operaie, madri, figlie, mogli che devono continuare a vivere e lavorare per se stesse ma anche per le loro famiglie, ma a che prezzo?

Massini non ci dà una risposta definitiva, ponendo anzi ciascuno spettatore nelle condizioni di dover trovare una propria risoluzione. Gassman è assolutamente efficace nell’impostazione che dà alla messa in scena, incapsulata entro una scatola claustrofobia (disegnata da Gianluca Amodio) che rappresenta lo spogliatoio della fabbrica ove si consuma la vicenda, al di là di una porta che vorrebbe limitare il luogo ove qualcuno vorrebbe si decidesse il destino di tutti.

La determinazione con la quale alcune operaie invece riescono a coinvolgere le compagne nella discussione potrebbe/dovrebbe creare un’opposizione a questo modo di intendere le cose, finendo per attirare lo spettatore all’interno della vicenda, grazie anche all’ottima interpretazione di un gruppo di attrici davvero molto brave, guidato dalla come al solito strepitosa Ottavia Piccolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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