Sylvie, una regina della danza incanta il pubblico modenese
Ovazioni alla prima assoluta dello spettacolo con cui Guillem chiude la carriera Magistrali interpretazioni e tecnica perfetta le essenze del suo “Life in Progress”
MODENA. Un filo perfetto che collega il movimento in linee di bellezza. La classe, lo stile, la tecnica riuniti nell’arte del gesto, della danza: questa è Sylvie Guillem che ha regalato a Modena, in un teatro Comunale gremito e “tirato a lucido” com’è nelle grandi occasioni, la prima assoluta del suo ultimo spettacolo. Quello che, in un lungo addio cominciato ieri sera sul palcoscenico del Pavarotti, è destinato a ripetersi nella tournèe che proseguirà per l’intero anno conducendo l’etoile francese fino all’altra parte del mondo e ad una nuova vita fatta, ne siamo certi, anche quella di grande e altrettanta bellezza.
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Perché di bellezza e di passione - ha sostanzialmente detto la Guillem pochi giorni fa ricevendo la Bonissima - ha bisogno il mondo per risollevarsi dalla decadenza che lo affligge in questo inizio di millennio. E veniamo allo spettacolo che non a caso si intitola “Life in Progress” a racchiudere il senso della scelta professionale ed esistenziale della grande artista. Quattro i brani che compongono il lavoro, due già presentati: “Duo” di William Forsythe su musica di Thom Willems e “Bye” di Mats Ek su musica di Beethoven; altri due invece: “Techne” di Akram Khan e “Here & After” di Russell Malphant al loro debutto mondiale proprio davanti al pubblico modenese.
Una prima esecuzione che, crediamo, non abbia deluso proprio nessuno, salutata da vere ovazioni a sottolineare la purezza della tecnica della Guillem che riesce a fondere nella sua esecuzione il rigore della classicità più rara, quella codificata dalla rilettura filologica dei postulati della danza, con il contrasto mutuato dalla scuola moderna. Quella scuola moderna che ha prima destrutturato il repertorio per poi ricomporlo attraverso i grandi maestri del Novecento in un qualcosa di nuovo e antico nello stesso tempo. È la frontiera del classico contemporaneo che trova proprio nel rigore tecnico dell’esecuzione da un lato e nella contemporaneità dei contenuti e della rilettura dell’accademia dall’altro, la linfa che anima la danza oggi.
E la Guillem ancora una volta si è dimostrata maestra impareggiabile dell’esecuzione, capace di trasmettere emozioni a non finire, affiancata per altro in modo impeccabile sia da Emanuela Montanari che con lei ha danzato in “Here e After”, sia da Brigel Gjoka e Riley Watts che hanno invece eseguito in una versione tutta al maschile “Duo”. Al termine pubblico in piedi e lunghi applausi per il commiato da una delle grandi signore della danza mondiale.
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