“Dancing with Maria”, osservazione di un mito
Toccante documentario di Ivan Gergolet sulla ballerina Maria Fux, leggenda vivente della danza
DANCING WITH MARIA di Ivan Gergolet. Argentina/Italia 2014
Presentato alla Settimana della Critica della Mostra del Cinema veneziana, è un toccante documentario su una novantenne danzatrice argentina, Maria Fux. Ne è il regista Ivan Gergolet, trentottenne goriziano laureato al Dams di Bologna, già autore di numerosi cortometraggi, video industriali e istituzionali. Gergolet ha avvicinato Maria Fux perché sua moglie era allieva da cinque anni. «Si è avvicinata a lei dopo aver perso la madre. La danza è stata la risorsa principale grazie alla quale è riuscita a superare quel lutto, quando era ancora molto giovane. In quel momento Maria, pur senza conoscerla, era diventata una persona importante nella mia vita».
Il film si concentra soprattutto nella relazione tra Maria e il suo corpo: l’energia che conserva fa parte del mistero che questo film vuole indagare. Da dove arriva la forza che la fa muovere ancora oggi a novant’anni? Maria accoglie nel suo studio di Buenos Aires allievi di qualsiasi condizione sociale, uomini e donne con limitazioni fisiche e mentali formando gruppi di danza integrati. Dopo aver sperimentato e trasmesso per tutta la vita il suo metodo basato sulla percezione dei ritmi interni e sulla simbiosi con la musica, Maria ha preso in consegna un’ultima allieva: se stessa. Combatte contro i limiti del proprio corpo.
Maria è una leggenda vivente che ha segnato tappe storiche nel mondo della danza. Non ha perso la verve e la grazia che ne hanno fatto una delle più grandi. Più che il suo talento di interprete e di anticipatrice, è la sua carica umana, la sua capacità di trasmettere conoscenze, entusiasmo e fiducia in se stessi, ciò che sta a cuore al regista. Maria sa cogliere e far cogliere il ritmo del silenzio e far danzare i sordi e chi ha problemi motori.
Il film, lo dice il titolo, non è un ritratto o una biografia, non è un’osservazione. È uno stare con lei e i suoi allievi, quasi tutte donne, nello studio di Buenos Aires. Il piano sequenza iniziale, che la segue attraverso gli uffici per arrivare nel salone dove sono già tutti pronti, dice molto: una dichiarazione di intenti, di stile, di linguaggio, di racconto.
È Maria a dettare il ritmo con il suo passo leggero e silenzioso, a dispetto dell’età, e la macchina da presa la segue e accompagna con discrezione. Si scoprono così i partecipanti agli incontri. Che si arrivi da una grotta della Patagonia, si sia Down, poliomielitici o con una gamba più corta dell’altra, la maestra trova il modo per aprire ciascuno al mondo della danza e a una più piena consapevolezza di sé.
Il regista coglie questo mistero nella delicata scena della danza dei ragazzi Down alternata ai giochi con i due Power Ranger.
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