Duomo e Abbazia, la storia scolpita nelle pietre
Un interessante e dotto volume realizzato da Giambattista Moreali, medico 88enne di Nonantola
MODENA. Scrutare il Duomo di Modena e la Basilica di San Silvestro a Nonantola nelle storie scolpite nelle pietre, ma anche nelle loro scritte, spesso enigmatiche, da leggere e interpretare nel giusto significato: è quanto rivela il volume “Il Duomo in chiaro” di Giambattista Moreali, con immagini di Giuseppe Serafini (Edizioni Sigem, pp. 500, 27 euro) che è stato presentato alla Società del Sandrone. Una indagine meticolosa, di rigore filologico, che il medico di Nonantola, nato a Modena 88 anni fa, ha condotto per circa mezzo secolo e che gli ha fatto scoprire, tra l'altro, che Dante è stato scolaro nel monastero benedettino di Nonantola. «È stata la formella di Sansone che doma il leone nel portale dell'abbazia di Nonantola, indicatami da mio padre, anche lui medico e uomo dai molteplici interessi culturali, a costituire - dice l'autore - il punto di partenza di tante altre lunghe ricerche, raccolte in una montagna di appunti». L'analisi rigorosa porta Moreali a una chiave di lettura che si pone, talvolta, in contrasto con quella di altri studiosi, come William Montorsi «autorevole ma ha fatto parecchi errori». Si parte dalle controverse interpretazioni delle due epigrafi su pietra con la data della fondazione del Duomo: la prima murata sulla facciata con data 1099, la seconda nell'abside maggiore, fra il 1208 e il 1225. Lo studioso esamina le varie vicende di collocazioni di epigrafi che volevano dare merito anche all'architetto Lanfranco, ingiustamente messo nell'ombra dello scultore Wiligelmo, il cui nome si troverà per la sua notorieta e come elogio, anche nelle tre righe di caratteri più piccoli, aggiunte sotto alle altre dieci righe, con lettere capitali quadrate, della lapide di fondazione della Cattedrale. In cerca di episodi di vita pubblica e privata di Dante è il ricercatore per sostenere la presenza, del poeta nelle terre padane e, quindi, per un periodo piuttosto lungo a Nonantola, come si evince da scritte sul portale dell'Abbazia che determinano un link artmetico, con riferimenti alla città di Dite e alla Divina Commedia. «Dite è - sostiene Moreali - dio degli inferi, ma significa anche sommersa. E Nonantola poteva essere nominata tale, perché aveva delle fosse larghissime». Coincidenze con Nonantola lo studioso scova nei versi dell'Inferno «E stai attento al suon del nome». È sorprendente individuare nelle figure (esseri viventi, divoratori o divorati) degli stipiti del portale i suoni del “Prefatio” che dal punto di vista musicale è la melodia, fatta solo di quattro note (do, re, mi fa), la parte più nobile e più antica della messa. Ricco il corredo di sculture e epigrafi che si trovano nel Duomo come nell'Abbazia e che Moreali (ha fondato cori a Nonantola fin dal 1947, ha scritto una raccolta di brevi prose e sonetti in vernacolo dedicato agli strafalcioni delle donne, ha tradotto in vernacolo nonantolano i “Carmina” di Catullo) prende in considerazione con intensa partecipazione conoscitiva.
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