Parole e musica e teatro per raccontare De Andrè
“Le cattive strade” è lo spettacolo che Andrea Scanzi e Giulio Casale portano al Michelangelo. «Raccontiamo un artista e un intellettuale sconodo»
MODENA. “Le cattive strade – Omaggio a De André” è lo spettacolo che Andrea Scanzi (voce recitante) e Giulio Casale (musicista) presenteranno alle 21.15 di domani, al teatro Michelangelo. Si tratta di un lavoro scritto e interpretato dagli stessi Scanzi e Casale che in novanta minuti ripercorre la carriera di Fabrizio De André.
Scanzi, giornalista, autore teatrale e scrittore, racconta gli snodi del percorso artistico del poeta e cantautore ligure. Alla sua narrazione si alternano le interpretazioni del cantautore e attore Giulio Casale, capace di personalizzare con rispetto ed eclettismo il repertorio di Faber. Il lavoro, che racconta anche il De André meno noto, non desidera canonizzare o - peggio ancora - santificare l'artista. Al contrario, Le Cattive strade intende raccontare, senza agiografie ma con passione, le continue rivoluzioni e le poderose intuizioni (anche musicali) di un intellettuale inquieto, scomodo, irripetibile.
Lo spettacolo vive anche di una sua particolare multimedialità che comprende la proiezione di filmati originali di Fabrizio De André, estratti audio, foto rare, ed esecuzioni dal vivo in acustico e anche su base. Da Geordie a Brassens, dal Suonatore Jones alla Canzone del maggio, da Se ti tagliassero a pezzetti ad Anime salve. Senza dimenticare la produzione dialettale.
«De André per me e Giulio rappresenta un compagno di viaggio, fin da quando eravamo bambini – spiega Andrea Scanzi – Io sono cresciuto in una famiglia che ascoltava musica di cantautori ed i vinili di Gaber e De André facevano parte dell'arredo. Io mi sono laureato con una tesi dedicata ai cantautori, soprattutto quelli della prima generazione. Era un intellettuale che aveva il coraggio delle sue idee e non ha mai inseguito per forza l'applauso, ma ha sempre rispettato gli ultimi e i dimenticati».
Sei passato da Gaber a De André. C'è qualcosa che accomuna questi due cantautori?
«Ci sono dei punti di contatto. Il primo è l'essere stati degli intellettuali che se ne fregavano dell'applauso e dicevano quello che pensavano a prescindere che ci fossero polemiche o meno. Entrambi si definivano cani sciolti ed erano troppo liberi per appartenere ad un partito politico. In qualche modo appartenevamo noi a loro. Credo che li accomuni anche un talento smisurato. Io non voglio dire che i cantautori sono morti, però se penso a quella generazione mi viene da dire che bravi come loro non ve ne sono più».
Non vedi un personaggio musicale che si potrebbe almeno avvicinare a Gaber e De André?
«Se mi parli dei cinquantenni secondo me ce ne sono ancora di bravi, penso a Silvestri, a Bersani, lo stesso Casale, a Capossela. Se guardiamo la fascia più giovane trovo interessanti il Pan del Diavolo, Le Luci della Centrale Elettrica, Filippo Graziani e qualche altro del circuito indipendente. Ma non ho ancora sentito un nuovo De André o Giorgio Gaber».
Uno spettacolo nato per poche date ma siamo già a quota ottanta. Come spieghi questo successo?
«Lo spiego con l'eternità del messaggio di Fabrizio. De André manca a coloro che lo hanno visto e lo hanno sentito. Noto che le persone si emozionano nel vedere e nel sentire certe cose e quando sottolineo che Faber se ne è andato da sedici anni ma sembra che sia stato l'altro giorno, qualcuno piange». (n.c.)
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