Il progetto ex Sant’Agostino: Modena ha diritto al confronto
Sant' Agostino e …“là dove c'è la somma libertà, la libera sicurezza, la sicura tranquillità, la gioconda felicità, la felice eternità, l'eterna beatitudine, la visione e la lode della verità…”. San...
Sant' Agostino e
…“là dove c'è la somma libertà, la libera sicurezza, la sicura tranquillità, la gioconda felicità, la felice eternità, l'eterna beatitudine, la visione e la lode della verità…”. San Tommaso.
Si può essere perplessi circa la posizione della Fondazione Cassa di Risparmio che non vede l'ora di spendere 62 milioni di euro su un progetto detto del Sant'Agostino ma che è stato denunciato al Tar da Italia Nostra. Ancora si deve pronunciare (ma pare lo farà molto presto) il Tribunale Amministrativo Regionale nientemeno che per abuso edilizio. Ovvero si denuncia che possa passare come restauro (prescritto dal Codice dei beni culturali come dal Piano regolatore comunale) la demolizione con libera ricostruzione di un quarto circa del complesso dell'ex ospedale e la costruzione in area inedificabile delle due torri di 23 metri fuori terra, considerate “vani tecnici” come fossero la extra-corsa di ascensori o montacarichi! Un progetto che vorrebbe mettere dentro torri di vetro libri antichi con l'uso di tecnologie obsolete, criticate e condannate anche da chi ha avuto la sfortuna di applicarle ed è ancora lì che maledice chi gliele ha proposte (Bibliotheque National de France). Ovvero libri che solo pochissimi esperti consultano di persona (562 cui 62 stranieri per un totale di 3528 presenze in un anno, dati 2013) e che invece di digitalizzarli per renderli disponibili on line al mondo intero dovrebbero essere conservati in torri, appunto di vetro e quindi condizionate in estate ed inverno per preservarle. E come conseguenza (danno collaterale) segare ancora una volta le antiche scaffalature estensi per un trasloco di un centinaio di metri. Dove la ratio di tutta questa operazione?
Ma a sentir esperti locali e non,questi libri stanno benissimo là dove sono! Possibile che di questo progetto del Sant'Agostino, di cui anche San Tommaso ne vorrebbe vedere le carte, nessuno ne sappia mezza o almeno così poco? Che non sia mai stato presentato per bene alla città anche con analisi funzionali, di multicriteria ma solo con strumenti mediatici, senza mai entrare nel merito di alcune fra le scelte più importanti? Ma son ben 62 milioni di euro! Per il Sant'Agostino un poco di chiarezza in più val la pena no? Solo la digitalizzazione invece che torri di cristallo potrebbe creare decine e decine di posti lavoro per anni anziché mattoni sulfurei e soldi imbiancati di calce. E il reddito invece che sul mattone potrebbe essere fatto sull'innovazione, la conoscenza e la sua diffusione. E tutte le sale e spazi previsti per il Centro Linguistico ed il Centro per l'internazionalizzazione delle Università che hanno più metri quadri che il Dopo Lavoro Ferroviario ai tempi del duce, del Cral e del vecchio Palazzo Solmi? Ma quante centinaia di addetti hanno? Quanti e quali studenti son previsti che frequenteranno in massa tali spazi? Mentre la Biblioteca Delfini scoppia (per fortuna) di gente e libri, la Galleria Civica ed il Museo delle Figurine devono far le mostre e condurre le attività conseguenti come il domatore delle pulci nella tenda canadese? Non sarebbe meglio spostare queste funzioni/ istituzioni/attività al Sant'Agostino insieme alla raccolta fotografica della Fondazione che godrebbero così anche di spazi ricreativi e ricettivi senz'altro migliori, consoni ed ampi piuttosto che un baretto come avviene ora al piano terra del Palazzo Santa Margherita e dedicarlo tutto alla Delfini a questo punto, vera biblioteca cittadina? E lasciar stare un segmento così delicato della memoria storica e sociale del nostro territorio che probabilmente a fianco della attuale posizione (Ospedale Estense) potrebbe trovare miglior fortuna con meno costi?
Si ha la sensazione di un Fondazione che voglia tener per “le torri” una intera città, per lo più allo scadere del mandato solo perché loro sono gli unici che hanno i soldi. E non è una bella sensazione, non è neanche elegante! Soprattutto alla vigilia di una sentenza del Tar che può mettere in discussione un progetto senz'altro discutibile e migliorabile. Andare avanti aprendo il cantiere ora, così per partito preso (quasi una minaccia) potrebbe costare ulteriori denari senza contare il sapore amaro di un atto di forza che non si addice ad una Fondazione. Sarebbe interessante invece avere una documentazione senz'altro esistente e da tempo elaborata, in cui costi e benefici saranno chiaramente esplicitati, le proposte tecnologiche messe a confronto, l'analisi delle funzioni e dei carichi “urbanistici” individuati, i numeri dei frequentatori presenti e futuri stimati, valorizzati contabilizzati sino al tipo e numero di addetti che necessiteranno per far vivere le iniziative a questo punto sì di una Macchina Mirabile del Sapere! Ovvero avere i dati, i fondamentali, conoscere le elaborazioni di un “progetto culturale/industriale” (come deve essere in parte considerato questo intervento) che supportino tale investimento. In cui sia chiaro chi pagherà, come si pagheranno i costi di manutenzione di un sistema così complesso come quello così pervicacemente proposto e quasi imposto. Penso che la comunità operosa che indirettamente (noi) finanzia questo progetto abbia diritto ad un contraddittorio tra chi sa, chi pagherà, chi gestirà e chi ne utilizzerà gli spazi. Altrimenti la Comunità come una crisalide diventerà Sciame, sempre operoso ma certamente più fastidioso. Il recente bando andato deserto per l'assegnazione degli spazi e di un nuovo ristorante al complesso del San Paolo non dicono nulla? “Another lesson lost” invece di “Lesson learned”?!
* Urbanista
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