Da Platone a oggi, una lunga indagine
Una riflessione di Carlo Altini, direttore della Fondazione Collegio San Carlo
di Carlo Altini *
Il tema della guerra è uno dei più classici in ambito letterario, forse perché, da sempre, la guerra è una condizione esistenziale delle società umane, caratterizzate da una continua alternanza tra stati di quiete e stati di conflitto, nonostante sia solo la pace a permettere la prosperità individuale e collettiva. Pur essendo una condizione eminentemente sociale e politica, la guerra riguarda anche la dimensione antropologica, religiosa e psicologica dell'umano. Già in Platone è evidente il nesso tra ordine (cioè benessere) dell'anima e ordine della città, così come è evidente il rapporto tra il “fondo” antropologico della violenza e le pratiche di guerra: queste ultime, purtroppo, sono progredite di pari passo con lo sviluppo della tecnica, i cui tristi effetti sono oggi sotto i nostri occhi. Ma, nonostante la sua continua presenza storica e antropologica, la guerra è stata rappresentata nella letteratura in modi molto diversi. Per esempio, nell'Iliade (VIII sec. a.C.) emerge un'immagine epica ed eroica della guerra - un'interpretazione che possiamo ritrovare a distanza di secoli nell'Ivanhoe (1819) di Walter Scott - mentre nella Guerra del Peloponneso (V sec. a.C.) di Tucidide, così come nel De bello gallico (I sec. a.C.) di Giulio Cesare, la guerra viene descritta con l'imparzialità dello storico e con una prosa asciutta e aulica. Tra i classici - quali I promessi sposi (1827-1842) di Manzoni e Guerra e pace (1865-1869) di Tolstoj - è consueto vedere che la guerra è considerata uno strumento di riflessione sulla storia collettiva e individuale, che comporta una profonda riflessione etica sulla complessità del reale. In altre opere - potremmo citare le Tempeste d'acciaio (1920) di Ernst Jünger - la guerra viene presentata nella sua dimensione “euforica”, come una “rigenerazione” individuale e collettiva da cui può nascere un “uomo nuovo” che ha sperimentato valori quali il coraggio, l'abnegazione e il sacrificio. Ma naturalmente non mancano opere - come Il segno rosso del coraggio (1895) di Stephen Crane e Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929) di Erich Maria Remarque - nelle quali la scrittura è intrisa di realismo e percorsa da una forte tensione drammatica che sottolinea la presenza della morte e del dolore; oppure opere - come Le vicende del bravo soldato Svejk (1921-1923) di Jaroslav Hasek e Comma 22 (1961) di Joseph Heller - in cui la guerra è narrata su uno sfondo grottesco e dissacrante, da cui emerge l'insensatezza della guerra e il carattere ridicolo della politica di potenza. Questa pluralità delle rappresentazioni della guerra non deve però sorprendere: la letteratura è infatti lo specchio della complessità umana, il caleidoscopio dell'immaginazione dei possibili e dei diversi, attraverso cui interpretare - o addirittura “costruire” - l'intrinseca molteplicità della coscienza umana. Non tutto, però, in questa storia dei rapporti tra guerra e letteratura è indistinto, perché in età moderna si realizza un mutamento interpretativo irreversibile. È una constatazione di Hegel ad aiutarci a comprendere questa cesura fondamentale: il filosofo tedesco afferma infatti che “lo Stato moderno mette fine alla tragedia degli eroi”, per indicare che la virtù dell'uomo moderno non può più essere quella dell'Achille omerico, coltivata con la forza fisica e forgiata nella battaglia, ma quella - più umile e più quotidiana - del cittadino borghese che costruisce civiltà attraverso il lavoro, cioè nelle epoche di pace, e non di guerra. Ecco allora perché in molta letteratura dell'Ottocento e del Novecento al centro dell'immagine della guerra vi è la questione filosofica del male, soprattutto nel suo rapporto con il potere politico, da cui emerge una domanda - la politica serve per frenare il male e la violenza o per incrementarli? - alla quale la letteratura fornisce, per fortuna, risposte non scontate e non rassicuranti.
. * Direttore Scientifico
Fondazione Collegio San Carlo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google